01/02/09

Cronache italiane

Dalle news del Corriere della sera del primo febbraio 2009:
[ Gran Bretagna: divieto per cibi etnici in Italia in prima pagina sul Times
01 feb 08:17
LONDRA - Il divieto di vendere kebab e cibi etnici a cui stanno pensando alcune amministrazioni locali italiane finisce sui giornali britannici. Proprio mentre in Gran Bretagna monta la protesta contro la presenza di lavoratori italiani in una raffineria del Lincolnshire il quotidiano Times dedica all'argomento un lungo articolo. Il prestigioso giornale britannico ricorda che il provvedimento e' gia' diventato operativo a Lucca, dove un nuovo regolamento comunale vieta a bar, locali e ristoranti di vendere cibi etnici "al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicita' architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo". ]

Ma si può fare?
Tra “governatorati regionali” e “podestati comunali” il nostro Paese sembra rivivere un nuovo Medioevo? E dire che è stata soprattutto la sinistra a volere queste riforme delle autonomie locali che lentamente stanno trasformando le nostre belle Regioni e le sue città in veri e propri feudi dove il “signorotto” di turno propone ai suoi sudditi norme e balzelli.
Con queste premesse il federalismo fiscale rischia di acuire il problema e il nostro bel Paese rischierà di piombare di nuovo nelle guerre tra i comuni alla faccia del “sistema Paese”.
E tutto questo mentre nell’Europa impazza questa crisi economica planetaria che rischia di spazzare interi Stati! E ve lo immaginate come potranno resistere questi tanti piccoli “feudi” al vento di crisi?
Italiani! Popolo di Santi e di navigatori credo stia tornando l’ora di solcare nuovamente il mare non alla ricerca di “terre sconosciute” (che non ci sono più) ma più semplicemente di migliori e più sicuri lidi dove soggiornare.

31/01/09

La Giustizia

Io non credo che Berlusconi pensi dall’alba al tramonto ai problemi della Giustizia ma più semplicemente pensa, da buon imprenditore come è, ai tanti suoi problemi. Che poi ce ne siano anche con la Giustizia bene a doverci pensare sono i tanti avvocati al suo servizio.
E allora, mi direte, ma da dove vengono tutti questi suoi attacchi ai Magistrati e alla Magistratura?
Sono sempre i suoi avvocati che si preoccupano di consigliarlo.
E la riforma sulla Giustizia? Anche quella frutto delle splendide menti dei suoi avvocati.
Ecco il problema: gli “azzeccacarbuglia” di manzoniana memoria sono assurti oggi a “riformatori della Giustizia italiana” e ve lo immaginate voi quale interesse possano avere questi signori? Appunto come l’antenato manzoniano si preoccupano più del peso dei “capponi” che dei cittadini. Se poi aggiungiamo che sovente anche i Magistrati sono più presi da “arbitrati” e “altri lavori redditizi” (tanto il lauto compenso dello Stato già c’è) ecco che la Giustizia italiana (quella che è al 156esimo posto al mondo e che dispone del più grande numero di avvocati del pianeta) è servita per quella che è.
Che se poi qualche volta vi capita di ascoltare, magari in un’intervista in TV o sui giornali, qualche bravo magistrato (e ce ne sono comunque tanti) o qualche esperto e serio conoscitore di diritto e ce ne sono diversi (per lo più universitari ma non solo e ce ne sono persino tra gli avvocati) vi diranno che sono tutt’altre o soprattutto tante altre le cose da fare perchè la Giustizia funzioni davvero in questo Paese.
Ma allora, se il mondo politico vuole, come dichiara, una riforma della Giustizia che la ponga davvero al servizio dei cittadini, verrebbe da chiedersi: e perché il mondo politico non si serve di questi bravi esperti per fare una seria, giusta e utile riforma della Giustizia?
Semplice la risposta: i politici vogliono una Giustizia che, sì, funzioni ma non troppo da inchiodarli alle loro diciamo “responsabilità”; una Giustizia che sia forte con i deboli e i tanti disgraziati (più spesso sono i più disgraziati quelli che delinquono ma non per questo non devono esser puniti) che popolano la nostra bella Italia ma sia anche diciamo “comprensiva” con i tanti potenti e i ricchi ché se così non fosse saremmo all’anarchia…..insomma una giustizia giusta… anzi un po’… giusta, chè altrimenti diventa una giustizia “quasi komunista” e non è proprio il caso nella patria del diritto moderno ( povero Cicerone!) e….Dio ce ne liberi…! E un po’ come le tasse che i normali cittadini devono pagare ma per gli altri…e se superano una certa cifra…e..ci deve essere un limite (ma perbacco c’è!) ….e c’è il tributarista…ma l’elusione (che è evasione quasi autorizzata…)….e il condono…e i ricorsi tributari…!
E così torniamo al 156esimo posto e magari fra un po’ dopo un’ulteriore “riforma della Giustizia” saremo al 165esimo….
Viva l’Italia ….un po’ meno gli italiani (quelli qualunque s’intende!)…

aggiornamento del giorno 1 febbraio 2009: per chi avesse voglia di meglio comprendere cosa stà accadendo alla Giustizia italiana raccomando l'ottimo articolo di Giuseppe D'Avanzo sulla Repubblica ( all'indirizzo http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/giustizia-9/commedia-sciocchezze/commedia-sciocchezze.html )

15/01/09

Lotta all'italiana all'assenteismo

Splendido articolo di Gian Antonio Stella sul corriere del 15 gennaio 2009
(http://www.corriere.it/politica/09_gennaio_15/gian_antonio_stella_battaglia_anti_assenteisti_024dfa3c-e2d5-11dd-abc2-00144f02aabc.shtml )
sul voto “antiassenteista” (ovvero sarebbe meglio scrivere “assenteista” perché la PDL ha votato contro) della PDL.
Da Psichiatra dovrei dire che ci troviamo di fronte ad un atteggiamento “dissociato” ma preferisco usare un termine più comprensibile ai più: parac..ismo.

Chissà cosa né penserà “l’antifannullone” italiano Onorevole Brunetta?

[Europarlamento Il Pd compatto ha dato il suo appoggio al documento
Battaglia anti-assenteisti , a Strasburgo il Pdl vota contro.
Passa la risoluzione del radicale Marco Cappato: l’attività dei politici sia resa pubblica sul web
«Basta assenteismo!», tuona da mesi la destra, nella scia del ministro Renato Brunetta. Giusto: al di là di certe forzature, è una battaglia che andava fatta. Ieri mattina però, a Strasburgo, il Pdl ha perso l’occasione per dare un segnale di coerenza. E si è schierato in massa contro una risoluzione, approvata a schiacciante maggioranza, che impegna il Parlamento europeo a mettere online le presenze degli eurodeputati per smascherare gli assenteisti.
Sono anni che sul tema della svogliatezza con cui i nostri deputati partecipano ai lavori dell’assemblea di Strasburgo si accendono improvvise fiammate polemiche. Tanto più per il contrasto abbagliante tra questa svogliatezza e le spettacolari buste paga che incassano. Basti rileggere la tabella dell’indennità di base pubblicata ne Il costo della democrazia da Cesare Salvi e Massimo Villone: un parlamentare polacco prende 28.056 euro, uno spagnolo 39.463, uno svedese 61.704, un francese 63.093, un britannico 82.380, un tedesco 84.108, un italiano 149.215. Quindici volte più di un ungherese, tre volte più di un portoghese, una volta e mezza più dell’austriaco, secondo classificato. E non basta: alla retribuzione base vanno aggiunti i benefit e le indennità di spese generali, di soggiorno, di viaggio e quelle per i portaborse che portano il totale, nel caso degli italiani, a una cifra fra i 30.000 e i 35.000 euro. Un sacco di soldi.
Il guaio è che i nostri europarlamentari non sono solo i più pagati. Sono anche, tradizionalmente, i più assenteisti di tutto il continente. Lo ricorda un’inchiesta dell’Europeo del ’93, dove si raccontava che in tutto l’anno precedente il pidiessino Achille Occhetto non aveva partecipato neppure a una seduta, il dc Antonio Jodice a 3, il Psdi Antonio Cariglia a 4, la rifondarola Dacia Valent a 7 e così via... Lo ribadiscono i reportage del Giornale del 1997 (occhiello ironico: «sulle tracce del nostri eurodeputati») o de l’Espresso del 2001: «Su 87 europarlamentari italiani, 26 hanno partecipato a meno di metà delle centouno sessioni plenarie, 15 non hanno mai preso la parola in aula, 27 hanno partecipato a meno del 20% delle sedute della propria commissione, 13 non hanno mai presentato un’interrogazione... ».
Nel 2004 l’Università tedesca di Duisburg si prese la briga di elaborare uno studio capillare sulla legislatura che si chiudeva: alle sessioni di voto la presenza italiana era stata del 56,2%, contro l’80,9 dei greci o l’82,5% dei tedeschi. Un’inchiesta delle Acli dava dati leggermente diversi, ma non meno disastrosi: ai primi posti per presenze c’erano i parlamentari finlandesi (89,5%), belgi (89,3%), olandesi (88,7%) e gli ultimi, come sempre, erano i nostri, col 68,6%: tredici punti sotto i penultimi, che risultavano francesi col 79,5%.
E adesso? Boh... Scottati dai dati che svergognavano gli eletti all’assemblea, i depositari delle informazioni sono diventati via via più avari di notizie. Al punto che quando l’eurodeputato radicale Marco Cappato, in ottobre, chiese ufficialmente di vedere le tabelle delle presenze per fare luce sulla realtà dopo mille polemiche (come quella che aveva visto Renato Brunetta, accusato da un sito Internet di essere stato lui pure un po’ discolo a Strasburgo, fare fuoco e fiamme spiegando di avere partecipato negli ultimi anni al 66,9% delle sedute) il segretario generale Harald Rømer gli rispose picche: poteva chiedere solo i dati suoi. Fine: «Non esiste alcun documento consolidato che riporti il numero totale di presenze per deputato alle diverse riunioni ufficiali» e il regolamento «non obbliga in alcun modo le Istituzioni a creare documenti per rispondere ad una richiesta».
Una risposta burocraticamente impeccabile, ma politicamente reticente. Ricevuta la quale il parlamentare, convinto che le democrazie «basate sulla preminenza del diritto sono tenute all’osservanza del principio della pubblicità», ha presentato una risoluzione per impegnare l’Europarlamento alla massima trasparenza. Quello centrale è il punto 5. Che sprona a «varare, prima delle elezioni europee del 2009, un piano d’azione speciale per assicurare sul proprio sito web, ad esempio nel quadro dell’iniziativa e-Parlamento, una maggiore e più agevole disponibilità di informazioni». Gli obiettivi nel mirino sono soprattutto due. Primo: «attività, partecipazione e presenza dei deputati europei ai lavori parlamentari in termini assoluti, relativi e percentuali, rendendo tali dati disponibili ed accessibili ai cittadini anche mediante criteri di ricerca». Secondo: «le indennità e le spese dei deputati, conformemente alla posizione assunta dal Mediatore», cioè il difensore civico europeo, «nonché tutte le dichiarazioni di interessi finanziari per tutti i deputati al PE, e tali informazioni sono rese disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’UE ».
Bene: la risoluzione è passata. Con una maggioranza larghissima: 355 voti a favore, 195 contrari, 18 astenuti. Evviva. Ma è la lettura degli elenchi di come hanno votato questo e quel parlamentare a essere particolarmente istruttiva. Il centro- sinistra italiano, memore della legnata alle elezioni di aprile dove lasciò che il tema dei tagli ai costi della politica fosse impugnato dalla destra, è stato infatti compatto: dagli ex margheritini ai comunisti al cane sciolto Gianni Rivera. Tutti favorevoli e nessun contrario. La destra, invece, si è spaccata. E se i leghisti Erminio «Obelix» Boso e Mario Borghezio hanno votato a favore della trasparenza insieme coi «neri» Roberto Fiore e Luca Romagnoli, il «pensionato» Carlo Fatuzzo, il ciellino Mario Mauro e Jas Gawronski, i rappresentanti del Pdl si sono massicciamente trincerati sul no. Sia i forzisti berlusconiani (dall’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, da Guido Podestà a Elisabetta Gardini, da Lia Sartori fino a Beppe Gargani) sia i nazional- alleati Roberta Angelilli, Domenico Basile, Sergio Berlato, Antonio Mussa, Nello Musumeci, Salvatore Tatarella. Potete scommettere che oggi diranno in coro che no, il loro voto contro la risoluzione per la massima trasparenza non era contro la massima trasparenza e a favore del top-secret sugli assenteisti e che aveva delle serissime motivazioni e che la sinistra è stata compatta solo per motivi strumentali eccetera eccetera eccetera. Ma il punto resta: che messaggio arriva agli italiani, dopo mesi di furenti invettive contro l’assenteismo altrui?
Gian Antonio Stella
15 gennaio 2009 ]

14/01/09

Sulle spiegazioni dell’Onorevole la Russa e altro

Che nella coalizione di Governo ci sia un po’ di confusione è certamente vero se l’onorevole Ignazio La Russa si precipita a spiegare che “quanto detto da Fini sulla giustizia è in perfetta sintonia con quanto in precedenza affermato dal Premier Berlusconi”. E non si limita solo a ciò ma spiega come deve esser letto quanto dichiarato dal suo ex segretario oggi Presidente della Camera Fini. Ma siamo sicuri che c’è bisogno di spiegare quello che l’onorevole Fini ha detto? A mè sembra che Fini sia stato essenziale e molto chiaro nelle sue affermazioni e non ha certo bisogno, per esser compreso, delle spiegazioni di La Russa.
Che dire poi delle affermazioni della Moratti su Malpensa o di quelle della Lega Nord sulla tassa d’ingresso subito sbugiardate dallo stesso Premier o ancora sempre della Lega quelle su Malpensa? O di alcune affermazioni del leder dell’MPA Lombardo?.........
Non si preoccupi onorevole La Russa certo tutto ciò non è di grosso aiuto per il centrosinistra soprattutto in una così grave crisi economica. Ed è sulle risposte da dare alla crisi che il centro sinistra deve trovare il consenso popolare per imporre al Governo il percorso più giusto da seguire e per recuperare consensi.
Resta comunque il fatto che questa maggioranza comincia a scricchiolare e se scricchiola un po’, dovrebbe gioirsene onorevole La Russa perché, mi creda e lo dico nel suo interesse, non credo che questa fusione fredda dentro un PDL con un unico Padrone gioverebbe molto al futuro del suo nuovo partito così come certamente non stà giovando al futuro del Paese.
Vivaddio è acclarato che il centro destra governa il Paese (capisco che Ella può a momenti essere attraversato dall’amletico dubbio “SOGNO O SON DESTO ma si tranquillizzi è proprio desto) e lo governerà (ha legittimamente vinto le elezioni politiche) sino alla fine della Legislatura ma non stà scritto da nessuna parte che per far ciò dovete sempre fare e dire e pensare secondo gli umori del vostro Premier, che, sia ben chiaro, resta sempre il vostro Premier e nessuno vuole rubarvelo, ma forse ne guadagnerebbe Lui stesso di qualche critica e qualche distinguo almeno quando macroscopicamente, come d'altronde accade ad ogni essere umano, sbaglia.
Bhe dopo la vicenda ultima alla Camera dove Fini ha giustamente rimproverato a Vito e alla CDL di non rispettare il Parlamento chissà come si darà ancora da fare La Russa?
E che dire della Buongiorno che ha opportunamente elogiato il rispetto per le Istituzioni di Giulio Andreotti quando condannato a 24 anni per l’omicidio Pecorella ebbe a dire “ho piena fiducia nella Magistratura”? e così fù.
Ma se l’immagina la nostra brava e competente avvocatessa cosa avrebbe detto il suo attuale Presidente del Consiglio visto tutto quello che ha già fatto per sottrarsi sempre alle istituzioni che lo chiamavano a rispondere di ipotesi di reato? E cosa ne pensa?

12/01/09

Brunetta e la PA

Brunetta: "L'impiegato del catasto si vergogna di dire al figlio cosa fa"
E della Cgil dice: "E' il mio grande nemico: non ha detto un solo sì"
La replica: "E' passato dalla megalomania alla paranoia"

ROCCARASO - Nuovo attacco del ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta agli impiegati della Pubblica Amministrazione. "Il tornitore alla Ferrari ha il sorriso e la dignità di dire al figlio che cosa fa, l'impiegato al catasto no", ha detto Brunetta parlando a 'Neveazzurra', la kermesse politica invernale del Pdl.
Dunque per il ministro della Pubblica amministrazione al momento alcuni dipendenti della pubblica amministrazione (Brunetta fa l'esempio dei professori, dei burocrati, degli impiegati del catasto) "si vergognano" di dire al figlio il proprio mestiere. Il ministro ha più volte accusato gli impiegati pubblici di essere dei "fannulloni".
Il ministro ha anche annunciato che per migliorare la Pubblica amministrazione userà il bastone e la carota. La carota - ha spiegato - è quella di "dare più dignità" ai dipendenti della Pa. Per il ministro della Pubblica amministrazione "la nostra burocrazia deve essere come la Ferrari. Una rivoluzione - conclude - è possibile".
Un altro strumento per favorire l'aumento della produttività, ha detto ancora Brunetta, sarà il "sistema delle freccette", mutuato da eBay: "Chiunque di voi abbia comprato qualcosa su eBay alla fine della transazione sa che compaiono tre freccette: ovvero tu sei tenuto a dare il suo giudizio sulla transazione". Anche nella P.A. pertanto da fine gennaio "chi offe un servizio sarà giudicato e chi fruisce della transazione avrà in mano questo strumento di giudizio".
Il sistema si avvarrà anche dell'Ufficio relazioni con il pubblico, che verrà rinnovato: "A fine gennaio partirà l'esperimento della 'Linea amica'. Nella pubblica amministrazione c'è un ufficio che si chiama 'Urp', ovvero ufficio relazione con il pubblico. Ora si tratta di un localetto nascosto, ovvero ogni amministrazione che risponde ai cittadini con la bocca storta...Faremo un 'grande Urpone' unico che sarà collegato con tutti gli uffici delle amministrazioni".
L'attacco alla Cgil. Il ministro si è scagliato anche contro la Cgil: "E' il mio grande nemico. - ha dichiarato - La Cgil non ha detto un solo sì. I sindacati sono importanti, ma quando sono conservatori non servono al paese. Spero che si ravvedano".
E la replica. "Il ministro Brunetta passa dalla megalomania alla paranoia", ha replicato Carlo Podda, segretario generale della Fp-Cgil. "Il ministro - ha detto ancora Podda - resosi conto che ormai l'opinione pubblica ha smesso di abboccare agli annunci di miracolosi risparmi e recuperi di efficienza nei servizi pubblici, visto che ciascun cittadino e impresa è in grado di verificare che tutto è come prima, ha deciso di individuare 'il nemico' e manco a dirlo il nemico è chiunque osi avere un parere diverso dal suo".
(11 gennaio 2009)

All’inizio sembrava, al di là di un linguaggio diciamo un po’ colorito, che questo nostro ultimo Ministro della PA fosse davvero intenzionato a “rivoluzionare” finalmente una PA da troppi anni autoreferenziale e costosissima e questo nonostante fosse il ministro di un Governo in parte colluso con la PA (AN, MPA ) e dall’altra (Lega Nord) in forte contrasto con la stessa.
Il tempo ancora una volta ci è stato nemico e oggi Brunetta ci appare per quello che realmente è. Un gran “chiaccherone” che cerca forse col suo tanto parlare di recuperare i centimetri che gli mancano e del ministro riformatore non è rimasto più nulla.
Tutta la “dirigenza” della PA resta immutatamente ferma al suo posto.Ma avete mai visto una azienda che per rinnovarsi mandi a casa tutti i suoi dipendenti lasciando al loro posto i dirigenti? Io no.
E che fa i nostro Ministro? Si mette a dar “punizioni” e a tirate d’orecchio all’ultimo impiegatuccio…….stando ben attento a non toccare mai i dirigenti ma anzi restaurando usi e costumi della dirigenza che erano propri di un ventennio non molto lontano. Caro ministro con i Kapò non potrai mai fare una seria riforma della PA. Erano proprio i dirigenti quelli che per primi dovevano esser colpiti e dove necessario rimossi ed era a loro che andava data la piena responsabilità del lavoro che dirigono. Ci sarebbe così stato un salutare fenomeno a cascata sull’impegno e responsabilità che rappresentano comunque le basi di qualunque riorganizzazione in un ambiente di lavoro.
Ma si sa: nella PA i dirigenti nascono sotto i cavoli dei partiti e nessuno deve toccarli. Lo sanno molto bene FI ed AN e sembra che da un po’ l’abbia appreso anche la Lega (della sinistra non dico perché haimè i fatti stanno lì a confermarci lo stesso malcostume).
E allora giù a sparare grandi “ca...te” sull’”Urpone” (basta la parola come diceva un caro antico carosello) per i reclami e “dalli al fannullone” e così via e intanto tutto resta fermo come sempre e i costi della PA continuano nonostante i tanto declamati e indiscriminati tagli sbandierati dal ministro Tremonti a lievitare quasi quanto la sua cronica inefficienza.
Tanto come per la “tragicommedia italiana” dell’alitalia (l’ho scritta in piccolo perché la “nuova alitalia” è davvero piccola cosa), che ha avuto e ha anch’essa quali principali interpreti tutti i partiti (anche quelli che oggi non sono in Parlamento), a pagar conto c’è sempre Pantalone.

09/01/09

Il decoro

Il Decoro

Leggo dal corriere uno splendido articolo di Gian Antonio Stella sulla scomparsa della “pietas” nel nostro Paese sacrificata per un mondo “d’immagine” e “decoro” che tra l’altro rischia sempre più di crollarci addosso. Non dimentichiamo che durante il fascismo fù coniata l’espressione “immoralità costituzionale” per rinchiudere nei manicomi quelli che offendevano proprio il “decoro”. Comincio a pensare che - magnificamente aiutati da pessimi “rappresentanti del popolo” e da una politica che non riesce a guardare oltre la caduca apparenza del quotidiano - stiamo divenendo “sempre più cattivi”…..

[ In difesa dei clochard lasciati al gelo
Da Mestre a Genova, la linea dura con gli emarginati. Stazioni chiuse di notte, coperte negate, «bravate»
( dal corriere della sera del 9 Gennaio 2009: http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_09/clochard_gelo_notte_gian_antonio_stella_5e27ecd4-de1e-11dd-a05b-00144f02aabc.shtml )

«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo», spiega Gesù nel Vangelo di Matteo. Eppure non passa giorno nel nostro (sedicente) cattolicissimo Paese senza che tanti (sedicenti) cattolici con la bocca piena di parole bellicose in nome delle tradizioni cattoliche mostrino un quotidiano disprezzo verso chi «non ha dove posare il capo». Un esempio? L'altolà della polizia ai volontari che portavano tè caldo ai clochard rifugiati nella stazione di Mestre: «Non avete l'autorizzazione».
FEROCIA BUROCRATICA - Degno cesello all'ottusa resistenza opposta dalla società Grandi Stazioni al Prefetto che in questi giorni di neve e gelo, segnati dalla morte di un clochard a Vicenza, ha dovuto fare la faccia dura per ottenere che gli androni delle due stazioni veneziane non fossero più chiusi e sbarrati dall'una di notte alle cinque di mattina. Quello della città serenissima, dove la Regione ha drasticamente tagliato negli ultimi due anni gli aiuti ai senzatetto (ai quali destina un quarto della somma stanziata per le feste di compleanno della Repubblica del Leon) è però soltanto l'ultimo di una catena di episodi che marcano una continua e progressiva indifferenza, se non proprio insofferenza, nei confronti degli «ultimi tra gli ultimi». Basti ricordare la morte di «Babu» sotto i portici del Teatro Carlo Felice di Genova dopo la sbrigativa operazione di «pulizia» (o «polizia»?) con la quale alla vigilia di Natale erano state buttate via le coperte «sporche» regalate ai senzatetto dalla Caritas. O la bravata criminale dei quattro teppisti riminesi che hanno dato fuoco a un clochard «per noia». O ancora la motivazione surreale della multa di 160 euro data a fine dicembre da certi poliziotti fiorentini a poveracci che passavano la notte all'addiaccio: «Dormiva in modo palesemente indecente».
DECORO - «Il decoro! Il decoro!». Questa è l'obiezione che si leva. La stessa che ha spinto il Comune di Verona, guidato da Flavio Tosi, a pretendere che la carta d'identità dei «barboni» venisse cambiata. Prima, alla voce «indirizzo », c'era scritto: «Via dell'Accoglienza». Un piccolo eufemismo, un po' ingenuo, per non marchiare il titolare del documento. Adesso no: «Senza indirizzo ». Per carità: ineccepibile. Però, «dietro», c'è tutta una filosofia. Sempre più tesa a tenere ben separati «noi» e «loro». Sempre più allergica a chi «rovina» l'immagine delle città. Sempre più sbuffante verso gli emarginati. Fino a spingere tempo fa l'allora sindaco di Vicenza Enrico Hullweck a vietare l'accattonaggio ai medicanti affetti da «deformità ributtanti». Una definizione che, al di là delle colpe di certi truffatori (da colpire: ovvio), suonava oscena e offensiva per ogni disabile. Eppure, quei «barboni» che oggi danno tanto fastidio a una società spesso indecente ma ringhiosa custode del feticcio della «decenza», sono una parte della nostra vita.
DA SEMPRE - Della vita religiosa, come ricorda la scena di San Francesco che dona il mantello a un povero nel ciclo di affreschi di Assisi attribuiti a Giotto. Della vita musicale, come ci rammentano le storie del suonatore di organetto che cammina scalzo nella neve, ne Il viaggio d'inverno di Franz Schubert, senza incontrare chi gli metta un centesimo nel cappello oppure della Frugola che ne Il tabarro di Giacomo Puccini, è «perennemente intenta a rovistare tra i rifiuti». Fanno parte della nostra vita letteraria, dal barbone Micawber nel David Copperfield di Charles Dickens all'Andreas Kartack de La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth fino a Il segreto di Joe Gould, il brillante intellettuale laureato ad Harvard che aveva deciso di vivere da clochard per scoprire l'essenza dell'uomo «tra gli eccentrici, gli spostati, i tubercolotici, i falliti, le promesse mancate, le eterne nullità» e insomma tutti quelli senza casa: «gli unici tra i quali mi sono sempre sentito a casa». Per non dire del cinema, dall'irresistibile Charlot il vagabondo al tenerissimo Miracolo a Milano di Vittorio De Sica, da Archimède le clochard con Jean Gabin al Bodou salvato dalle acque di Jean Renoir fino a La ricerca della felicità, di Gabriele Muccino, benedetto da trionfali successi al botteghino. Prova provata di come in tanti riusciamo a palpitare e commuoverci e fare la lacrimuccia per le sventure di Copperfield o di Will Smith, costretto dalla corte a vivere come un barbone. E usciti dal cinema scansano l'ubriacone a terra sul marciapiede: «Dio, quanto puzza! ». Eppure, le cronache di questi anni ci hanno insegnato a conoscere un po' di più, i nostri «santi bevitori». Finiti spesso sotto i ponti, dicono i dossier, magari solo perché lo Stato, dopo aver abolito l'orrore dei manicomi, si è dimenticato di trovare delle alternative decenti per coloro che non ce la fanno ad affrontare da soli l'esistenza e non hanno una famiglia in grado di farsi carico del fardello. Oppure perché travolti da rovesci della vita. O sconvolti dal tradimento delle persone in cui credevano. O schiacciati da un dolore troppo grande.
PIRANDELLO, ODESCALCHI, BOBBO -Persone come Luigi Pirandello, che aveva capelli lunghi e barba, era omonimo dello scrittore di cui il padre era cugino, aveva studiato, parlava inglese e francese ma girava nel centro di Roma spingendo un carretto dove raccoglieva cartoni. O Filippo Odescalchi, figlio di don Alessandro Maria Baldassarre, principe del Sacro Romano Impero, discendente di papa Innocenzo XI, che abbandonò all'inizio degli Ottanta il palazzo di famiglia in piazza Santi Apostoli per andare ad abitare sotto il colonnato di Palazzo Massimo insieme con una donna e un barbone che indossava sempre il frac e il papillon, si presentava come «Ele D'Artagnan, attore cinematografico, figlio del grande Toscanini» e chiedeva a tutti un appuntamento con Federico Fellini: «Deve darmi una buona parte nel prossimo film perché poi ho deciso che mi ritiro». Persone come Eugenia Bobbo, che in gioventù era stata una bellissima ragazza di Chioggia e aveva fatto perdere la testa a un erede di José Echegaray y Eizaguirre, matematico, drammaturgo, politico, ministro spagnolo, insignito nel 1904 del Nobel per la letteratura. Rimasta vedova, si era lasciata andare. Quando morì, i giornali scrissero che «per trent'anni aveva vissuto da barbona sotto i portici di palazzo Ducale, tra una panchina di marmo e la quinta finestra al pianterreno », che «parlava quattro o cinque lingue, aveva una cultura impressionante e in trent'anni non aveva mai chiesto l'elemosina» e viveva delle premure di un po' di nobildonne, prima fra tutte la spagnola Duchessa di Alba e raccontava: «A teatro, quand'ero giovane, tutti i binocoli erano puntati su di me». Persone che, per i motivi più diversi, si lasciano alle spalle tutto. E alle quali, oltre a qualche coperta in questi giorni di gelo, una cosa almeno la dobbiamo: un po' di rispetto. Rifugio dal gelo La stazione di Mestre
Gian Antonio Stella 09 gennaio 2009 ]

01/01/09

Auguri per il nuovo anno

Auguri a tutti per un buon 2009 e.....speriamo bene per tutti.
pidario

19/12/08

sulla questione morale

La corruzione costituisce sempre all’interno di tutte le “realtà associate” un problema dal quale sapersi ben difendere.
Il primo grande strumento di difesa è costituito dalla “non indispensabilità” di ciascuno di noi.
Mi spiego meglio con alcuni esempi che fanno riferimento alle realtà che oggi ci toccano.
Qualcuno ritiene forse che la Iervolino sia “colpevole” di qualcosa? Credo assolutamente di no. Non per questo la Iervolino appare la “unica e sola” persona che può reggere le sorti della città di Napoli. Altrettanto potrebbe dirsi per Bassolino che certamente è stato in un certo momento una persona molto importante per la città di Napoli e per la Campania (ma non tanto importante da dover coinvolgere nella vicenda politica anche la sua consorte…..da che mondo è mondo si è sempre detto che non è possibile che in famiglia siano più d’uno a gestire la cosa pubblica). Ma siamo così sicuri che oggi solo Bassolino può affrontare le vicende della Campania? Guai se così fosse.
Solo ai dittatori e ai monarchi è permesso (sarebbe meglio dire che se lo permettono da soli e con la forza) di pensare di essere unici e indispensabili.
Ecco quello che manca ai nostri politici: si sentono troppo spesso unici e indispensabili senza che ciò sia mai vero per nessuno e più invecchiano e più sono convinti di ciò (fossero molto giovani si potrebbe forse almeno comprendere il loro timore di interrompere un “percorso”).
Ma possibile che in questo nostro benedetto Paese non si possa pensare che l’impegno politico “il lavoro per la cosa pubblica” non possa essere a tempo? E che dopo un’esperienza politica ci si possa anche occupare d’altro?
E dire che i compensi che vengono riconosciuti per l’impegno politico sono tali che certamente i nostri politici quando si “pensionassero” avrebbero certamente di che vivere comunque.
Immaginiamo per un attimo che finalmente anche nel nostro paese un politico quando coinvolto direttamente o indirettamente in fatti “di corruzione” si faccia spontaneamente da parte per tutto il tempo necessario perché si faccia chiarezza (certo le lentezze della magistratura non aiutano un tal pensiero e forse sarebbe proprio questa la prima grande riforma da fare). Sono sicuro che se ciò avvenisse ci sarebbe poi tutto il tempo per il politico che avesse davvero grandi capacità per “riabilitarsi” e tornare sulla scena.
Cassius Clay dopo aver scontato una pena carceraria è tornato a vincere come pugile ai più alti livelli e voglio semplicemente dire che chi ha forti capacità e tenacia riesce comunque a tornare a primeggiare.
Ecco sono sicuro che un tal codice morale dovrebbe essere scritto nello statuto di qualsivoglia partito e organizzazione politica: ogni volta che si è in qualche modo coinvolti in fatti”criminosi”, ogni volta che viene meno il prestigio, indispensabile per chi si occupa della cosa pubblica, ci si dovrebbe far da parte al di là di ciò che la magistratura faccia.
Perché come ha molto ben detto l’onorevole Violante guai se dovessero essere i magistrati ad interrompere o a sospendere le carriere politiche.
Signori della politica non è disdicevole fare un passo in dietro anzi spesso facendo ciò si restituisce molta più onorabilità al ruolo che si svolge e a se stessi.

26/09/08

Alitalia ultimo atto? Per ora solo l’ultimo bluff della politica italiana

Alitalia ultimo atto? Per il momento l’ultimo bluff della politica italiana
Si è così tanto, e in tanti modi, parlato della vicenda Alitalia che vien voglia di non parlarne. Per comprendere il senso dell’affermazione basta tenere a mente quello che di Alitalia si è detto ieri sera nelle trasmissioni televisive su rai due ad Anno Zero e su rai uno a Porta a Porta.
Se qualcuno ha fatto lo sforzo di seguire i due programmi ha avuto la netta sensazione di quanta, forse troppa, distanza c’è tra le due realtà che sono state evidenziate.
Da una parte si è parlato dell’infinito imbroglio Alitalia gestito dal mondo politico italiano per almeno gli ultimi dieci-quindici anni sino ad oggi mentre dall’altra c’è stata la gara a dare una paternità all’ottimo artefice della operazione di “salvataggio” di (quel che resta di) Alitalia da parte di Cai e dei suoi “capitani coraggiosi”. E’ stato più Veltroni o Berlusconi (forse davvero Veltrusconi o Berlutroni come direbbe Grillo) a far sì che si giungesse al fatidico accordo con pace di tutti gli italiani? Si perché i cittadini vanno rassicurati e non puoi mica raccontargli che dopo lo smembramento di Alitalia operato dal governo Berlusconi l’affare Cai costerà a tutti i cittadini qualche (tra quatto e cinque) miliardo di euro in più da pagare? E mica puoi dirgli che probabilmente l’affare Cai non permetterà mai alla compagnia di bandiera di essere tale e solo quando sarà in mani straniere (semmai vi arriverà) potrà accadere che la nuova compagnia riesca a decollare davvero?
No, l’onorevole Veltroni che sà cosa è bene e male per i cittadini si è precipitato da Nuova York in Italia per districare la matassa e c’è riuscito ed è da Vespa per farlo sapere a tutti gli italiani che così potranno dormire sonni tranquilli. Si è stato lui a parlare con Colannino per Cai e con Epifani per la CGIL e a convincerli, con i grandi argomenti della politica che solo lui possiede, a parlarsi di nuovo. Ma che bravo! E che scostumato è il cavaliere che non gli riconosce il merito. Non si preoccupi caro onorevole Veltroni. E’ di questa mattina la dichiarazione di quel “furbone” di Confalonieri che “ riconosce il merito di aver partecipato all’onorevole Veltroni ma chiarisce anche che il maggior merito resta comunque al Cavaliere che è il primo artefice di tutta l’operazione” e …come dargli torto? Contento onorevole Veltroni? La patria è salva, gli italiani forse un po’ meno.
I fatti prossimi futuri chiariranno purtroppo tra qualche tempo e quando sarà, sarà comunque troppo tardi, per noi comuni cittadini chi abbia ragione se Santoro e con lui Travaglio e in qualche modo Di Pietro o Fede e Veltroni.
Una cosa però và detta: sebbene tutti ormai sostengano (e non potrebbero fare diversamente perché i fatti lo dicono a chiare lettere) che la soluzione Air France fosse migliore della soluzione Cai, nessuno – ha fatto eccezzione il giornalista del Sole 24 Ore Dragoni che lo ha brevemente, per il poco spazio che gli si è dato, denunciato – ha chiarito il perché la soluzione Air France non sia stata percorsa. Non lo hanno chiarito i sindacati sia quelli autonomi dei piloti sia quelli confederali, non lo ha chiarito Epifani nella sua “storica” (perché non lo si vede praticamente mai in televisione cosa che di questi tempi non dispiace) apparizione in Tv, non lo ha fatto Veltroni pur sapendo che comunque era ancora il governo Prodi a governare il paese quando l’affare Air France è stato buttato a mare. L’unico responsabile certo (ma certamente non il solo) e che non deve chiarire nulla è, come al solito, Berlusconi.
Si perché il Cavaliere buttandola “sulla bufala dell’italianità” (cui tanti italiani hanno creduto) ha strumentalmente usato la vicenda per fini elettorali inchiodando il governo di centro sinistra morente ad un’ultima incapacità (tra le tante) governativa e se lo ha fatto come in realtà ha fatto non gli si può dar colpa perché in fondo è normale che il capo di un partito d’opposizione che vuole vincere le elezioni usi, per raggiungere l’obiettivo, tutti i mezzi o almeno questo pensano la maggior parte degli italiani: per governare bisogna sporcarsi le mani e Berlusconi si sa è sempre pronto a farlo.

19/08/08

Il federalismo (atto primo)

L’imposizione di nuove tasse locali per risolvere i problemi di bilancio delle Regioni e dei Comuni “poco virtuosi” a qualcuno sembra un sufficiente spauracchio? Ma siamo poi così sicuri che i nostri “bravi” ( si fa per dire ) amministratori avranno “tanto timore” nel far ciò? Ma a qualcuno non viene per caso in mente che già in più occasioni Regioni e i Comuni si sono dimostrate molto sollecite nel richiedere tasse aggiuntive ai cittadini (tanto le pagano quei “cretini dei cittadini”)? Ma qualcuno ricorda per caso le addizionali sul gas e sulla benzina oltre a quelle sull’Irpef tanto per citare alcune tra le tasse “individuali” che tanti comuni e regioni ci propinano?
E dove è finito il “furore anticasta” che sembrava aver percorso il PDL (del PD non dico solo per pudore) per cui si era parlato della abolizione della maggior parte delle Comunità montane, delle Provincie (addirittura già si parla di istituirne di nuove), degli Enti inutili (ancora non riescono a mettersi d’accordo su quali e quanti sono ma nel frattempo ne crescono di nuovi) e dei loro inutili e costosi presidenti e commissari?
E che dire delle “troppo laute” retribuzioni dei nostri “parlamentari” e degli scandalosi stipendi di tanti “Manager (si fa ancora per dire) pubblici (scandalosi soprattutto perché questi grandi Manager riescono solo ad indebitare ulteriormente le realtà che gestiscono) per i quali a gran voce sembrava si fosse chiesto un ridimensionamento? Non se ne parla nemmeno più.
In un tal clima, a parlare di Federalismo fiscale viene quanto meno da sorridere.
Certo sappiamo tutti che i cittadini del Veneto, della Lombardia, del Piemonte e….. sono quelli che “pagano più tasse” (sono anche i “più ricchi” non dimentichiamolo) così come sappiamo che quelli della Campania, della Sicilia, della Calabria e…. non le pagano quasi affatto così come sappiamo che la Val D’Aosta, le Provincie di Trento e Bolzano, la Sicilia, il Molise, la Basilicata, San Marino e Campione d’Italia (che nome azzeccato) e… sono tra le realtà che ricevono maggiori fondi dallo Stato centrale; sappiamo insomma che in questo nostro strano Paese i cittadini non sono affatto uguali anche in base alla loro collocazione geografica oltre che per tante..altre cose.
E in un tal casino cosa hanno pensato di tanto importante i nostri magnifici politici?
Si sono subito precipitati a togliere tutte le norme che in qualche modo sembravano dare un qualche risultato sull’evasione fiscale cosicchè sarà finalmente chiaro a tutti (gli elettori s’intende) che le tasse in questo nostro Paese le pagano i dipendenti (pubblici o privati che siano non importa). Poi hanno pensato che è giunta l’ora di “liberare” le Regioni attraverso il Federalismo fiscale che (come dice Robin Hood “rubare ai ricchi per dare ai poveri” aggiungendo che “c’è bisogno che ci siano i ricchi e allora bisogna prima rubare ai poveri per dare e avere i ricchi e poi si vedrà”) costringerà i politici regionali ad essere “virtuosi” (le nostre care patrie galere sanno già quanto virtuosi siano tanti di questi politici) e per quelli che non lo saranno “c..zi” dei cittadini (e non dei politici perché altrimenti che politici sono!) che dovranno pagare le malefatte dei politici che hanno votato (anche quelli che quei politici non hanno votato).
Risultato: i cittadini dipendenti (pubblici e privati) pagheranno il conto per la “malapolitica” e poi quando non ce la faranno più a pagare (praticamente entro il prossimo anno) si farà uscire qualcosa dal “cilindro della politica” (tanto la tessera per i poveri è già in esperimento).
Ma qualcuno dei nostri “grandi” si è per caso accorto che questo nostro Paese vive oggi una profonda crisi economica? E si è accorto che in primo luogo appaiono indispensabili riforme che facciano sì che i cittadini di tutte le Regioni (anche quelle “speciali” e anche le Provincie “autonome” ché poi tanto autonome non sono e anche i Comuni “di frontiera” e san marino e il Vaticano) e di qualunque rango (dipendenti pubblici, privati, professionisti, commercianti, imprenditori che sembrano più “prenditori” che “im”….) paghino le “giuste” tasse e ancora che è indispensabile procedere ad una “vera” riforma del sistema delle autonomie locali (in questo nostro paese ci sono ad esempio tanti Comuni di alcune centinaia di abitanti) così come appare indispensabile procedere ad una altrettanto seria riforma della amministrazione pubblica che elimini tutti gli sprechi, i doppioni, le inefficienze e le clientele di destra e di sinistra (l’amministrazione pubblica è ormai un esercito di “dirigenti” che dirigono soprattutto sé stessi…verso un “lauto stipendio” ). Infine appare ormai improcrastinabile una altrettanto seria riforma della politica che elimini privilegi, sprechi, malaffare e che permetta ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti e impegni questi ultimi a dare le migliori risposte ai problemi dei cittadini che li hanno eletti e che imponga al politico di rispondere delle sue azioni non solo attraverso il meccanismo del voto ma anche attraverso il rispetto di regole che devono essere rispettate da tutti i cittadini, politici compresi!

Dovremmo essere perciò uniti tutti nello sforzo comune di abbandonare i piccoli o grandi privilegi per “l’interesse comune” del Paese che potrà comportare in un prossimo futuro un interesse per noi tutti e soprattutto per i nostri figli. E invece? Ci ritroveremo a combattere ancora una guerra tra poveri che si attaccano ai loro piccoli e dispendiosi tornaconti e a pagare ancora una volta saranno i cittadini più normali, quelli non protetti dalla “mala politica” e dal “malaffare” e il conto potrà essere salatissimo.

Se ci andrà bene ci ritroveremo a pagare con gli interessi con e per il Federalismo quello che sembra si sia recuperato con questa “strana finanziaria di rigore” e il debito pubblico riprenderà a salire in attesa magari di un “futuro nuovo Prodi moralizzatore”. Altrimenti rischieremo davvero quella “bancarotta” di cui da tanto si parla (dai tempi della “balena bianca”) e che pensiamo sempre non arrivi mai per noi.

03/08/08

Amo l’Italia e volo Alitalia – Salva l’Italia

“Amo l’Italia e volo Alitalia e rialzati (Al)Italia” due frasi di un tale spessore…….
Ma perché qualcuno non spiega al Cavaliere che “i palloni (le bugie) volano” ma solo nell’immaginario dei bambini e lui non è più un bambino?
Forse il Cavaliere voleva dire “con Alitalia rialzo l’Italia”?

Dire “salva l’Italia” o “rialzati Italia” non mi pare un gran dire come slogan per il nostro misero Paese che non è per nulla “salvo” né “rialzato”.

Sembra proprio che l’unica cosa che si sappia fare nel PD (oltre quella di non dire mai chiaramente dove si voglia andare) è quella di rispondere al “Cavaliere” e per giunta con un frasario assai simile a quello da lui usato (tipico del “piazzista”).
Ma non sarebbe forse il caso che si cominci a dire in modo chiaro ed inequivocabile cosa non và del governo e cosa si vuol proporre in alternativa? Perché dobbiamo anche dire cosa vogliamo. Questo gran dire che “gli italiani non ce la fanno più…” mi sembra un po’ poco come poco è stato parlare del famoso “tesoretto” da restituire agli italiani.
E poi la discussione sulle riforme se parte così come sembra essere partita quella sulla riforma della legge elettorale per le europee siamo davvero alla frutta.
Intanto nel mio Abruzzo il PD si esercita nel tentativo di rinviare le elezioni?Ma siamo pazzi?
L’unico vero esercizio da fare è quello di cancellare il lungo elenco dei politici sin qui prodotti e riuscire a presentare una lista davvero fatta di tanti nuovi nomi della parte sana della società civile e cercare di individuare un possibile candidato “Governatore” che non abbia alcun legame con la classe politica sin qui prodotta. Altrimenti anche nel mio Abruzzo ci avvieremo verso una “sonora sconfitta” tanto sonora da somigliare alla debacle siciliana di cui la Finocchiaro ancora non si è accorta (qualcuno gli dica per favore quanto male ha fatto al suo partito).

L’infinita (ma sempre meno) storia Alitalia

Ma c’era bisogno di tanto tempo e di tanto rumore per produrre un risultato per Alitalia che persino un bambino avrebbe saputo produrre?
Se abbiamo due realtà imprenditoriali in debito cosa facciamo? Prendiamo la parte buona delle due attività e la mettiamo dentro un nuovo contenitore e così abbiamo una nuova azienda che non ha rami secchi, non ha debiti e potrebbe funzionare. Ma siamo sicuri che è proprio così?
Intanto non si capisce cosa faremo dei “rami secchi” ma soprattutto: chi pagherà i debiti delle due società (Air one e Alitalia sono entrambe molto indebitate)? Ancora una volta quel signor Pantalone di sempre?
E ancora: la nuova società che nascerà sarà per forza una piccola società. Innanzi tutto perché di buono in Air One e in Alitalia non c’è poi tanto e soprattutto perché i grandi imprenditori italiani della cordata di Berlusconi sono disposti a mettere in campo (con l’aiuto delle Banche e dietro chissà quali impegni governativi) circa 700/800 milioni di Euro praticamente pochi spiccioli. E siamo sicuri che una compagnia aerea così piccina potrà competere in un mercato sempre più aggressivo e in un periodo in cui il prezzo del carburante potrebbe da un momento all’altro volare alle stelle? O si ha in mente di fare una compagnia che poi successivamente entrerà a far parte di una compagnia europea di grosse dimensioni?
E forse qualcuno s’illude che non ci sarà comunque un prezzo da pagare?
Ormai l’unico vero interesse che le compagnie aeree hanno nei confronti del nostro Paese e quello di acquisirne il mercato passeggeri e quello merci e poter utilizzare al meglio la nostra rete di aeroporti (che non è poi tanto male). Una discreta quantità del mercato passeggeri è già in movimento verso le grandi compagnie europee e siamo così sicuri che basterà il geniale motto del cavaliere “amo l’Italia e volo Alitalia” per recuperare questa fetta del mercato passeggeri da far valere anche in una eventuale operazione con un partner europeo?
E se questa è una buona soluzione non la si poteva percorrere già anni fà quando il debito Alitalia era più contenuto?
Non sono un esperto del settore ma mi pare proprio che ancora una volta la montagna stia partorendo un topolino piccino, piccino, piccino…e che presto sarà ingoiato da nuovi debiti. Gli esempi purtroppo non ci mancano in questo nostro “bel Paese” che rischia di divenire sempre meno “bello”.
Tra un Governo Prodi che poteva e doveva vendere ad Air France e invece ha continuato sino all’ultimo giorno a tergiversare (perché attendere le elezioni? perché rifinanziare la compagnia di 300 milioni di euro? e ancora: perché non essere chiari con i sindacati? per qualche voto?) e un nuovo Primo Ministro un po’ “sbadato” ecco il gran risultato.
Tra un "rialzati Italia" e un "salva l'Italia" c'è davvero da cominciare a preoccuparsi.
Un sano o insano ottimismo non guasta mai ma è sempre più dura.....

25/07/08

Chi la fa l’aspetti?

Chi la fa l’aspetti?
Certamente “volgare e offensiva” la pubblicità di RYAN AIR ma a ben riflettere non sembra un pò volgare anche il gesto del nostro Ministro?
E comunque non vale il “chi la fa l’aspetti” ma la volgarità di entrambe resta .

[da Repubblica del 25 Luglio 2008: ( http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/ryanair-protesta/ryanair-protesta/ryanair-protesta.html )
Ryanair, uno spot contro il governo. Castelli minaccia la compagnia. Il sottosegretario ai Trasporti chiede scuse immediate, e ipotizza ritorsioni. Il ministro Matteoli: "Messaggio talmente volgare che le scuse non sarebbero sufficienti"

ROMA - Bossi e il suo ormai famoso "dito medio" usati per una pubblicità su Ryanair. Aprendo il sito della compagnia low cost irlandese si vede infatti subito nella home page una fotografia del senatur, ripresa domenica scorsa durante un comizio in Veneto. Il gestaccio del leader della Lega Nord aveva come obiettivo l'inno nazionale. Da Ryanair è stato usato per attaccare il governo italiano e presentare una nuova campagna pubblicitaria, che prevede l'offerta di biglietti a 10 euro.
"Il ministro Bossi ai passeggeri italiani", è il titolo che sovrasta la fotografia del senatur. "Il governo... - si legge ancora sulla pubblicità telematica - supporta le alte tariffe di Alitalia, supporta i frequenti scioperi di Alitalia, se ne frega dei passeggeri italiani".
La Lega, subito, insorge. Tanto che il capogruppo a Strasburgo della Lega Nord Mario Borghezio ha scritto un'interrogazione urgente alla Commissione Europea. Mentre il sottosegretario al ministero Infrastrutture e Trasporti Roberto Castelli ha annunciato che verificherà "se questa sorprendente presa di posizione sia compatibile con l'attività di operatore della compagnia negli aeroporti italiani". Ryanair, secondo Castelli, si comporta "più come un partito politico che come un'azienda".
Una pubblicità sorprendente e offensiva, ha dichiarato ancora Castelli: "Mi auguro che arrivino immediatamente le scuse dei dirigenti, in ogni caso certamente io non mi avvarrò dei servizi di Ryanair".
Anche per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli "La pubblicità della Ryanair è volgare ed offensiva". "La compagnia aerea che opera anche nei nostri aeroporti e nei nostri cieli - ha detto Matteoli - dovrebbe chiedere scusa oltre che al ministro Bossi anche agli italiani, ma la volgarità del messaggio divulgato è talmente pesante che neppure le scuse sarebbero sufficienti".
Parte della responsabilità è però dello stesso Bossi, osserva Silvana Mura, deputata di Idv: "Chi di dito medio ferisce di dito medio perisce, verrebbe da dire ai leghisti che ora si scandalizzano per la trovata pubblicitaria di Ryanair, peccato che a farne le spese sia l'immagine dell'Italia. Quanto sta accadendo è in primo luogo colpa del Presidente del Consiglio e della sua maggioranza che hanno considerato poco più che una fanfaronata il fatto che un ministro insultasse l'inno d'Italia, con il risultato che l'Italia è diventata lo zimbello internazionale".
(25 luglio 2008) ]

E morto Randy Pausch

Apprendo dal Corriere della Sera con il seguente articolo
( http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_25/morto_randy_pausch_ultima_lezione_259a20cc-5a56-11dd-bcb1-00144f02aabc.shtml )
“È morto Randy Pausch, commosse il mondo con la sua «Ultima lezione» Docente alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, era malato di cancro. A settembre l'addio ai suoi studenti
WASHINGTON - Nella sua «Ultima lezione» Il professor Randy Pausch, che insegnava scienze informatiche alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, ha detto di non voler essere compatito e di non voler parlare della morte, ma della vita. Lui, 47 anni e tre bambini, è morto per un tumore al pancreas, che nonostante le cure ha invaso il suo organismo in modo irreparabile. L'ultima lezione ai suoi studenti, tenuta a settembre, è stata registrata e - messa in Rete - ha avuto un successo strepitoso (guarda una sintesi sottotitolata in italiano). Pausch parla dei sogni di quando era bambino, dell'importanza di sognare e della possibilità di realizzare i propri desideri.
INNO ALLA VITA - Una lezione di vita - e non soltanto della sua disciplina -, un saluto profondo che ha commosso non solo gli allievi della Carnegie Mellon ma tutto il mondo. E che è diventato un libro, intitolato appunto «L'ultima lezione», edito in Italia da Rizzoli, in cui i temi della lection vengono sviluppati e approfonditi. «Ho un problema di sistema - aveva annunciato il docente, cominciando la lezione di fronte a 400 studenti. Benché abbia sempre goduto di forma fisica strepitosa, ho ben dieci metastasi al fegato e mi restano solo pochi mesi di vita». L'incontro finale tra il docente e i suoi studenti, tra ironia e riflessioni profonde, si era trasformato in un commosso inno alla vita. 25 luglio 2008”
la morte del professor Pausch. La sua “ultima lezione” mi aveva davvero colpito.
Sono sicuro che il suo messaggio di vita e di gioia “comunque” in un mondo che appare sempre più “brutto” sia utile strumento per i giovani. Invito gli internauti a divulgarlo.
Pidario
No commenti

24/07/08

E le tariffe?

E le tariffe?

Tutti fanno un gran parlare della crisi e dell’aumento dei prezzi ma a nessuno che venga in mente di porre un freno alle tariffe o almeno a quelle che il governo può in qualche modo controllare quali:

1) le tariffe del treno e in generale dei mezzi pubblici

2) le tariffe dei servizi quali acqua, luce, gas, immondizia

E ancora:

1) l’addizionale comunale

2) l’addizionale regionale

E perchè no anche:

1) il prezzo del carburante per veicoli

2) la riduzione del costo o l’abolizione di tanti bolli per pratiche le più varie (patente, passaporto tanto per fare alcuni esempi)

Se questo fosse uno Stato che tiene ai suoi cittadini e se altrettanto tenessero ai propri cittadini gli enti territoriali questa innanzi esposta sarebbe una via obbligata e si tratterebbe di discutere come e in che modo.

In un tal contesto si potrebbero sì comprendere i tagli di spesa per riassestare il bilancio dello Stato.

Tagli che non potrebbero non comprendere i fantasmagorici “costi della politica” (costo dei parlamentari e soprattutto delle loro assurde liquidazioni e pensioni, costo del personale della Camera e del Senato e costi generali, costo dei politici nelle amministrazioni locali, dei giornali di partito, dei partiti ecc.ecc.) e magari ci si attenderebbe senza ira alcuna dall’altra di pagare di più alcuni servizi “speciali” quali le prestazioni sanitarie “diciamo occasionali” (quelle che un cittadino che è in presunta buona salute svolge una tantum in alcune circostanze) che nel nostro paese sono decisamente esagerate….

Certo Gian Antonio Stella giornalista amico dei cittadini ci informa che “purtroppo” anche quest’anno non sarà possibile ridurre le spese del Senato nemmeno di “quell’inezia” che si era già da un pò deciso (5 o 6 milioni di euro non ricordo bene e di inezia si tratta) e che anzi i costi lieviteranno e anche un po’ più dell’inflazione programmata (quella per i cittadini lavoratori) ma si sà la “politica costa” e…… a questo punto siamo un po’ più più preoccupati…….

20/05/08

La sicurezza in Italia: I Rom

Nell’Italia della Mafia, della Ndrangheta, della Camorra e della Sacra corona unita, nell’Italia dei “tossici” e dei “balordi”, nell’Italia del tifo (non la malattia ma quello calcistico e quant’altro dello sport e oltre haimè!) e della “munnezza”, degli industriali truffaldini e degli evasori fiscali, nell’Italia del lavoro nero, extracomunitario e non, e dei prestanome e faccendieri e del falso in bilancio che non è più reato, dei politici corrotti e delle trame terroristiche che dopo trent’anni non vengono ancora svelate, nell’Italia dei servizi deviati e degli ubriachi, comunitari e non, che al volante fanno stragi, nell’Italia delle truffe e degli esami truccati all’università e dei concorsi anch’essi truccati, nell’Italia delle sette sataniche e della pedofilia e degli incarichi milionari dati agli “amici” con i soldi della collettività e di tanto e tant’altro, in questa nostra grande e “bella Italia” regno della “creatività e della fantasia” (quasi che tutti gli altri esseri umani non ne possano possedere neanche un bricciolo) appunto in questa nostra Italia anche o solo padana che si stà alzando anzi rialzando c’è un unico grande nemico il Rom, lo “zingaro”; quello che già quando eravamo piccoli - noi che siamo ormai alla terza età – ci si diceva “fai il buono ché sennò ti do agli Zingari”; e da grandicelli “mi raccomando non frequentare gli Zingari” perché sono sporchi, rubano, sono cattivi e soprattutto sono “poveri”.

E così per risolvere i problemi della sicurezza nel nostro “meraviglioso Paese” ci siamo subito precipitati a nominare i “commissari per i Rom”. E non ci si venga a dire che il nostro è il Paese dei commissari alle emergenze che non finiscono mai perché i commissari si preoccupano soprattutto dei loro lauti stipendi.

No, perché questa è finalmente la soluzione di tutti i nostri mali.

Che se poi siamo gli unici al mondo ad avere commissari per un intero “popolo” (perché che ci piaccia o meno quello Rom nelle pur più disparate etnie è un popolo) ma che c’importa? Siamo “italiani” appunto.

Israele non ha un commissario per i palestinesi e i palestinesi non hanno un commissario per gli israeliani, gli americani non hanno un commissario per gli indiani né le tante nazioni latine hanno un commissario per gli “Indios” ma noi avremo il “commissario per i Rom”.

Non so se ridere o piangere ma i fatti avvenuti a Napoli (senz’altro guidati dalla camorra) mi fanno davvero paura e mi portano la mente indietro nel tempo quando l’Italia anche dei “poeti e naviganti” quella degli “italiani brava gente” divenne d’un colpo razzista e xenofobia.

Ma non sarebbe assai più giusto dire che è giunta l’ora anche nel e per il nostro Paese che chiunque (per esempio tutti quelli di cui parlavo all’inizio del mio discorso) si macchi di un crimine, italiano, napoletano, padano o comunitario o extracomunitario debba comunque scontare la giusta pena? E non sarebbe più giusto rivedere le norme giuridiche riducendo a due i gradi di giudizio e già con una condanna in primo grado iniziare a scontare la pena che sarà sospesa solo dopo il positivo giudizio di secondo grado?

Ma ve li immaginate quanti criminali, politici corrotti e imprenditori truffaldini e … tanti anzi tutti quelli già nominati e tanti altri ancora sarebbero già in galera? E si fa presto a costruire carceri se non bastano.

E allora? No. Molto più facile trovare un colpevole per tutto e tutti. Un colpevole che possa pagare subito e senza fare tante storie. E chi meglio dei poveri (nel senso di povertà vera) e per giunta sporchi e ....cattivi perché i poveri sono sempre sporchi e cattivi e allora chi meglio dei Rom? Ma non quelli entrati della malavita organizzata che pure loro come … hanno soldi e avvocati. No.

Quelli più disgraziati appunto, quelli che non vogliono nemmeno i Rumeni (non Rom-eni) perché bisogna dargli le case e un lavoro che non vogliono e l’assistenza sanitaria e … perbacco costano troppo. Quelli dei campi nomadi “abusivi”.

E poi … rialzati Italia!!

18/05/08

Ancora sul caso Travaglio

Riprendo il mio articolo di qualche giorno fà ( http://pidario.blogspot.com/2008/05/che-brutta-la-vicenda-travaglio.html ) per fare ulteriori considerazioni sul caso Travaglio. Che il caso fosse “brutto” l’avevo già evidenziato ma non mi aspettavo che assumesse i toni che ha assunto. Sinceramente non capisco le ragioni di D’Avanzo che ha continuato, a mio avviso, dopo un articolo che poteva essere comprensibile (esagera Travaglio nelle sue considerazioni che più che giornalistiche a volte appaiono “opinioni” o quantomeno egli fa seguire a fatti non sempre chiari ed evidenti le sue opinioni…) a volerci spiegare dove “sbaglia” Travaglio.

Quello che lui voleva dire lo abbiamo ben compreso e io personalmente lo avevo anche sottolineato. Ma da qui allo scontro che nei giorni seguenti si è consumato ci passa eccome.

Ma si rende conto D’Avanzo che è in atto un tentativo di screditare tutta la stampa cosiddetta “non di regime” e quello che lui stesso dice? E se pensa di poterla fare in qualche modo franca si sbaglia e di grosso.

E’ dei giorni scorsi l’attacco di Castelli non solo a Travaglio ma anche a Stella e in definitiva a tutti quelli che parlano della mala politica (fatti ed opinioni non contano più) ripreso successivamente anche da una “valente parlamentare” del PDL di cui non ricordo il nome. E se tra quelli che della mala politica non hanno paura di parlare scoppia una guerra così intestina cosa potrà mai pensare l’opinione pubblica? Ma cosa importa ai cittadini se Travaglio avesse mai avuto pagato un soggiorno (cosa che non credo in alcun modo) e non serve a nulla dire che trattasi solo di un esempio. Forse Travaglio ricopre importanti cariche dello Stato?

Io stesso ebbi a dire nel mio precedente articolo che Travaglio alcune “battute” nel suo intervento in TV sul Presidente del Senato se le sarebbe potute risparmiare ma da qui a costruire tutta questa confusione ci passa e molto.

I cittadini hanno un urgente bisogno, e oggi più che mai, di una stampa che racconti fatti ed esprima opinioni sui fatti della politica e non d’altro…. e questo perché la Democrazia (mi si lasci passare l’esagerazione ma non troppo) continui a vivere in questo Paese.

14/05/08

Che brutta la vicenda “Travaglio”.

Tutti i politici se la prendono con lui; sia quelli di destra che quelli di sinistra ( e… certamente non solo per la vicenda in sé - i fatti prossimi ci diranno…- ma credo anche per molto altro). Con lui se la prendono anche tutta la stampa e le televisioni. Giuseppe D’Avanzo in un bell’articolo su Repubblica cui rinvio (http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/insulti-schifani/lezione-schifani/lezione-schifani.html) piuttosto che sparare nel mucchio sceglie di fare una acuta riflessione definendolo “sincero con quel dice e insincero con chi lo ascolta. Dice quel che crede e bluffa sulla completezza dei "fatti" che dovrebbero sostenere le sue convinzioni. Non è giornalismo d'informazione, come si autocertifica. ma sommario e non in buona fede verso gli utenti. …. Queste "agenzie del risentimento" lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. …. trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale. … Nel "caso Schifani" non si può stare dalla parte di nessuno degli antagonisti. Non con Travaglio che confonde le carte ed è insincero con i tanti che, in buona fede, gli concedono fiducia. Non con Schifani che, dalle inchieste del 2002, ha sempre preferito tacere sul quel suo passato sconsiderato. Non con chi - nell'opposizione - ha espresso al presidente del Senato solidarietà a scatola chiusa. Non con la Rai, incapace di definire e di far rispettare un metodo di lavoro che, nel rispetto dei doveri del servizio pubblico, incroci libertà e responsabilità. In questa storia, si può stare soltanto con i lettori/spettatori che meritano, a fronte delle miopie, opacità, errori, inadeguatezze della classe politica, un'informazione almeno esplicita nel metodo e trasparente nelle intenzioni”.

Se Travaglio voleva sollevare un “gran polverone” ci è molto ben riuscito. Peccato che questi polveroni in genere producono come effetto che le “libertà di stampa e quella di opinione” vengano ulteriormente ridotte o almeno così è stato sino ad oggi sia con la destra che con la sinistra.Perché tutti i politici, ogni volta che vengono in qualche modo toccati, reagiscono molto male. Certo per sentirsi toccati c’è bisogno che si usi un mezzo di forte diffusione come la televisione perché di quello che sui libri si scrive di loro sembrano proprio disinteressarsi. Ma vuoi che tra qualche centinaio di migliaia o un milione al massimo di (e)lettori e cinque o dieci e più milioni di (e)lettori non vi sia una differenza?

Una cosa che non capita mai in questo nostro Paese è che un politico si presenti a spiegare e chiarire pacatamente ed educatamente e con puntualità le ragioni del contendere ( per le quali magari più spesso è senza alcuna colpa) ai cittadini quasi che i cittadini non avessero proprio loro e per primi il diritto di sapere più di tutti.

E così tra un “Travaglio impertinente” e un “politico silente” come in qualche modo li definisce D’Avanzo il povero cittadino continua a mangiarsi la bile e a chiedersi: ma sarà poi vero? O no! E per aiutarci a questo punto la televisione cosa fa? Sostituisce il programma di informazione con un bel programma di intrattenimento. Perché nella nostra televisione di intrattenimento se ne vede così poco e che intrattenimento! e .. vissero tutti felici e scontenti….

Ah dimenticavo una cosa. Ma perché Fazio deve scusarsi con il Presidente della camera? Ma non è stato forse Travaglio a dire quello che ha detto? E Fazio si è subito dissociato (lo abbiamo sentito tutti). E poi Travaglio almeno la battuta sulla “muffa, i lombrichi e la penicillina” veramente stupida, banale e per nulla divertente se pure non offensiva ma certamente irriguardosa avrebbe potuto e dovuto risparmiarcela. E allora dicevo che c’entra Fazio? E perché in un servizio pubblico che si rivolge a tutti i cittadini ci devono essere cose che non si possono o debbono dire? Quelli che le dicono assumono in pieno la responsabilità di ciò che dicono e questo mi pare sufficiente per un pubblico maturo e adulto che sà senz’altro trarre una sua opinione. Se, come ci ha informato la stampa, Travaglio dovrà rispondere davanti al Magistrato sarà quella la giusta sede dove si renderà credibilità e giustizia e non servono i “politici giudici” che gridano allo scandalo e vivaddio nel 2008 ancora alla lesa maestà.

04/05/08

La violenza di gruppo

La violenza e ancor più i comportamenti violenti di gruppo dovrebbero essere perseguiti con assai minor indulgenza da qualunque parte vengano sia che siano extracomunitari o cittadini stranieri sia che siano giovani di destra o sinistra sia che siano ultrà degli stadi o altro.

Il comportamento violento di gruppo è più efferato dell’aggressione del singolo perché pone la vittima in condizione di non potersi in alcun modo difendere e non vale nulla a mio avviso il dire che non c’era la volontà di uccidere; prendere a calci in tanti una persona significa non avere alcun rispetto dell’altro non considerarlo un essere umano e che ciò comporti la morte o meno non ha alcun importanza.

E’ un grosso problema di ordine pubblico che merita più attenzione da parte di tutti e pene severe e rapide come haimè non accade spesso nel nostro paese. Chi non ricorda le tante gravi aggressioni di tifosi che finiscono sempre o quasi nel vuoto? O chi non ricorda anche le tante aggressioni diciamo “a sfondo politico” anch’esse troppo tollerate?

Il diritto di manifestare sia per vicende amene come gli eventi sportivi che per vicende politiche è un diritto sacrosanto in democrazie come la nostra e non deve essere mai messo in discussione ma proprio per questo tale diritto impone il dovere di rispettare le regole della democrazia e rispetto degli altri. E per hi trasgredisce non ci sono attenuanti che tengano.

Il declino degli stipendi

Bello articolo su “Repubblica economia” sui redditi da lavoro dipendente di Maurizio Ricci

(per chi avesse interesse può andare direttamente al sito del Bri banca dei regolamenti internazionali di Basilea: http://www.bis.org/ ed al sito del Mit: http://www.mit.edu/)

che riporto integralmente e dal quale si evince che forse la lotta di classe non più intesa secondo i vecchi schemi ma letta col linguaggio del nostro tempo è molto più attuale di quanto si pensi. E se è così, come in effetto è, quali i rimedi?

Repubblica ECONOMIA
Secondo uno studio della Bri è sempre più alta la quota di Pil che va ai profitti. Dagli anni Ottanta ad oggi salari schiacciati.

Il declino globale degli stipendi “in busta 5mila euro in meno l'anno”
MaurizioRicci


ROMA -
La lotta di classe? C'è stata e l'hanno stravinta i capitalisti. In Italia e negli altri Paesi industrializzati, gli ultimi 25 anni hanno visto la quota dei profitti sulla ricchezza nazionale salire a razzo, amputando quella dei salari, e arrivare a livelli impensabili ("insoliti", preferiscono dire gli economisti). Secondo un recente studio pubblicato dalla Bri, la Banca dei regolamenti internazionali, nel 1983, all'apogeo della Prima Repubblica, la quota del prodotto interno lordo italiano, intascata alla voce profitti, era pari al 23,12 per cento. Di converso, quella destinata ai lavoratori superava i tre quarti. Più o meno, la stessa situazione del 1960, prima del "miracolo economico". L'allargamento della fetta del capitale comincia subito dopo, nel 1985. Ma per il vero salto bisogna aspettare la metà degli anni '90: i profitti mangiano il 29 per cento della torta nel 1994, oltre il 31 per cento nel 1995. E la fetta dei padroni, grandi e piccoli, non si restringe più: raggiunge un massimo del 32,7 per cento nel 2001 e, nel 2005 era al 31,34 per cento del Pil, quasi un terzo. Ai lavoratori, quell'anno, è rimasto in tasca poco più del 68 per cento della ricchezza nazionale. Otto punti in meno, rispetto al 76 per cento di vent'anni prima. Una cifra enorme, uno scivolamento tettonico. Per capirci, l'8 per cento del Pil di oggi è uguale a 120 miliardi di euro. Se i rapporti di forza fra capitale e lavoro fossero ancora quelli di vent'anni fa, quei soldi sarebbero nelle tasche dei lavoratori, invece che dei capitalisti. Per i 23 milioni di lavoratori italiani, vorrebbero dire 5 mila 200 euro, in più, in media, all'anno, se consideriamo anche gli autonomi (professionisti, commercianti, artigiani) che, in realtà, stanno un po' di qui, un po' di là. Se consideriamo solo i 17 milioni di dipendenti, vuol dire 7 mila euro tonde in più, in busta paga. Altro che il taglio delle aliquote Irpef. Non è, però, un caso Italia. Il fenomeno investe l'intero mondo sviluppato. In Francia, rileva sempre lo studio della Bri, la fetta dei profitti sulla ricchezza nazionale è passata dal 24 per cento del 1983 al 33 per cento del 2005. Quote identiche per il Giappone. In Spagna dal 27 al 38 per cento. Anche nei paesi anglosassoni, dove il capitale è sempre stato ben remunerato, la quota dei profitti è a record storici. Dice Olivier Blanchard, economista al Mit, che i lavoratori hanno, di fatto, perduto quanto avevano guadagnato nel dopoguerra. Forse, bisogna andare anche più indietro, al capitalismo selvaggio del primo '900: come allora, in fondo, succede poi che il capitalismo troppo grasso di un secolo dopo arriva agli eccessi esplosi con la crisi finanziaria di questi mesi. Ma gli effetti sono, forse, destinati ad essere più profondi. C'è infatti questo smottamento nella redistribuzione delle risorse in Occidente dietro i colpi che sta perdendo la globalizzazione e il risorgere di tendenze protezionistiche: da Barack Obama e Hillary Clinton, fino a Nicolas Sarkozy e Giulio Tremonti. Sostiene, infatti, Stephen Roach, ex capo economista di una grande banca d'investimenti come Morgan Stanley, che la globalizzazione si sta rivelando come un gioco in cui non è vero che vincono tutti. Secondo la teoria dei vantaggi comparati di Ricardo, la globalizzazione doveva avvantaggiare i paesi emergenti e i loro lavoratori, grazie al boom delle loro esportazioni. E quelli dei paesi industrializzati, grazie all'importazione di prodotti a basso costo e alla produzione di prodotti più sofisticati. "E' una grande teoria - dice Roach - ma non funziona come previsto". Ai lavoratori cinesi è andata bene, ma quelli americani ed europei non hanno mai guadagnato così poco, rispetto alla ricchezza nazionale. Sono i capitalisti dei paesi sviluppati che fanno profitti record: pesa l'ingresso nell'economia mondiale di un miliardo e mezzo di lavoratori dei paesi emergenti, che ha quadruplicato la forza lavoro a disposizione del capitalismo globale, multinazionali in testa, riducendo il potere contrattuale dei lavoratori dei paesi sviluppati. Quanto basta per dirottare verso le casse delle aziende i benefici dei cospicui aumenti di produttività, realizzati in questi anni, lasciandone ai lavoratori le briciole. Inevitabile, secondo Roach, che tutto questo comporti una spinta protezionistica nell'opinione pubblica, a cui i politici si mostrano sempre più sensibili. Ma il ribaltone nella distribuzione della ricchezza in Occidente è, allora, un effetto della globalizzazione? Non proprio, e non del tutto. Secondo gli economisti del Fmi, nonostante che il boom del commercio mondiale eserciti una influenza sulla nuova ripartizione del Pil, l'elemento motore è, piuttosto, il progresso tecnologico. Su questa scia, Luci Ellis e Kathryn Smith, le autrici dello studio della Bri, osservano che il balzo verso l'alto dei profitti inizia a metà degli anni '80, prima che le correnti della globalizzazione acquistino forza. Inoltre, l'aumento della forza lavoro disponibile a livello mondiale interessa anzitutto l'industria manifatturiera, ma, osservano, non è qui - e neanche nei servizi alle imprese, l'altro terreno privilegiato dell'offshoring - che si è verificato il maggior scarto dei profitti. Il meccanismo in funzione, secondo lo studio, è un altro: il progresso tecnologico accelera il ricambio di macchinari, tecniche, organizzazioni, che scavalca sempre più facilmente i lavoratori e le loro competenze, riducendone la forza contrattuale. E' qui, probabilmente, che la legge di Ricardo, a cui faceva riferimento Roach, si è inceppata. Il meccanismo, avvertono Ellis e Smith, è tutt'altro che esaurito e, probabilmente, continuerà ad allargare il divario fra profitti e salari in Occidente. Dunque, è la dura legge dell'economia a giustificare il sacrificio dei lavoratori, davanti alla necessità di consentire al capitale di inseguire un progresso tecnologico mozzafiato? Neanche per idea. La crescita dei profitti, sottolinea lo studio della Bri, "non è stato un passaggio necessario per finanziare investimenti extra". Anzi "gli investimenti sono stati, negli ultimi anni, relativamente scarsi, rispetto ai profitti, in parecchi paesi". In altre parole "l'aumento della quota dei profitti non è stata la ricompensa per un deprezzamento accelerato del capitale, ma una pura redistribuzione di rendite economiche". La lotta di classe, appunto.
(3 maggio 2008)

OK notizie