Leggo dalla repubblica:
CRONACA
[ Imperia, l'aggressione fu brutale. La vittima: "Ora costretta a barricarmi in casa" L'uomo fu arrestato in flagrante e condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione
Violentò una ragazza libero dopo un anno
di LUCIA MARCHIO'
IMPERIA - Era stato arrestato nel dicembre del 2007 a Imperia per lo stupro di una ragazza ventenne, colto sul fatto dai carabinieri. Oggi torna libero. Grazie all'indulto, si dice. Ma all'epoca in cui accadde la violenza quell'orribile reato non rientrava più tra quelli indultati, e dunque non è chiaro per quale cavillo giuridico o se grazie alla legge Simeoni o Gozzini venga rimesso in libertà. Però accade, gettando nello sconforto la vittima e i suoi familiari.
"E' come essere violentati una seconda volta. Non è giusto. La giustizia italiana tutela i delinquenti mentre le persone oneste devono ormai solo barricarsi in casa", dichiara la giovane. Che soffre ancora dei postumi della brutale aggressione, non solo per i dolori fisici alla schiena, al collo e al volto dovuti alle botte ricevute: "Sono i dolori dell'anima che non se ne vanno. Gli incubi notturni, la depressione, l'ansia, la paura".
Tutto accadde nella notte tra il 13 e il 14 dicembre del 2007. Era da poco passata la mezzanotte, e Claudia P., impiegata ventunenne, camminava sul lungomare Vespucci sulla via di casa, dopo una serata passata con gli amici. All'improvviso si trova di fronte Davide Buroni, un giovane ventiquattrenne di Pieve di Teco, paesino dell'entroterra imperiese, un tipo con diversi precedenti penale alle spalle: nel 2005 era stato arrestato nell'ambito di una operazione antidroga (battezzata "Filo d'Arianna") per spaccio di cocaina ed eroina; e ancora nel 2006 quando, completamente ubriaco, scaraventò a terra una donna per rapinarla.
Quella sera invece, il ragazzo aveva adocchiato Claudia. Approfittando della scarsa visibilità, cappuccio in testa, la trascina a forza dietro un cespuglio, la picchia con violenza inaudita e la costringe a subire atti sessuali. I proprietari di un chiosco ambulante poco distante, sentendo urla disperate, chiamano i carabinieri. Quando arriva la pattuglia del nucleo radiomobile della Compagnia di Imperia, il ragazzo viene preso in flagranza di reato. Lei, sotto shock, ha il volto tumefatto e insanguinato.
Buroni viene condannato dal gup Fabio Favalli a 4 anni e 2 mesi di reclusione, con il rito abbreviato che gli vale uno sconto consistente nella condanna. Dopo pochi mesi di carcere ottiene il beneficio degli arresti domiciliari con la possibilità di recarsi al Sert, visti i suoi trascorsi legati alla tossicodipendenza e all'alcol. Ma dopo poco più di un anno di reclusione torna in libertà.
(28 febbraio 2009) ]
Quella che viene qui riportata sembra proprio una storia di “malattia” e si potrebbe ipotizzare una “dipendenza da sostanze varie (alcool e droghe)” con “comportamento antisociale”.
Viene da pensare che “la legge” prima ancora dei Giudici sia carente perché si dice che “con il rito abbreviato” il soggetto ha potuto beneficiare di un “consistente sconto” di pena che la legislazione attuale evidentemente permette.
Non si capisce bene perché già dopo pochi mesi sia passato ai domiciliari.
Verosimilmente per “curarsi”? Ci si sarebbe aspettata almeno una proposta di invio in comunità terapeutica dove per l’intero tempo della condanna avrebbe potuto (lì si e davvero) curarsi o, ove non avesse accettato, sarebbe dovuto rimanere in carcere per tutto il tempo della pena già troppo lieve.
Invece no. Lo si invia al Sert come se ciò potesse rappresentare tutta la“cura”e soprattutto come se non avesse compiuto alcun reato o se il reato, per il fatto che il soggetto è malato, si cancellasse da solo.
No signori non è affatto così. Un reato è sempre reato e la malattia (che in questo caso dipende dalla condotta del soggetto e non è indipendente da lui come potrebbe esserlo una malattia psichiatrica su base eredo costituzionale) non può e non deve in alcun modo ridurre il periodo della pena che può e “deve” essere anche utilizzato per curare la malattia si ché il soggetto possa, una volta scontata la pena e dopo un sufficiente periodo di cura rientrare il più possibile a pieno titolo nella vita sociale.
Viene qui in mente (anche se gli scarsi elementi forniti nell’articolo non permettono di esprimere un attento giudizio) che Giudice di sorveglianza, Servizio sociale e Sert non abbiano svolto appieno il loro lavoro con il verosimile risultato che un soggetto “malato e antisociale” continuerà ad essere senz’altro malato e con alta probabilità ad avere ulteriori comportamenti antisociali (cioè compirà ancora reati).
Al di là di leggi e regolamenti credo che se le condotte degli operatori non si muovono entro attenti piani e protocolli “terapeutico riabilitativi” continueremo ad avere sempre più cosiddetti “criminali” in giro per le nostre strade e a nulla varranno le tante “campagne di stampa e mediatiche”.
Questa non è una condotta che nel mentre riconosce i diritti sacrosanti delle vittime (sempre più spesso dimenticati e negati ) si pone anche l’obiettivo di essere attenta ai colpevoli (al loro recupero sociale) come una società moderna e democratica richiederebbe.
Il tanto gridare “pene severe” e “processi subito” e “certezza della pena” suona sempre più come il tentativo stonato di mascherare la cruda realtà di processi, pene e certezze sempre più fumosi con un apparato di polizia e giudiziario che al di là degli alti costi paiono sempre più al collasso. Un ulteriore strumentale tentativo dei tanti politici (di destra e di sinistra per capirci) che ormai da troppi anni appaiono sempre più incapaci di comprendere le esigenze della collettività e dare le giuste risposte.
Questa pare solo “condotta omissiva”,””non curanza” in una società, quella del nostro povero paese, che “si degrada sempre più”.
01/03/09
10/02/09
Lettera per i nostri Parlamentari
Ma ve lo immaginate un parlamento che legifera “d’urgenza” ogni volta che c’è un problema di vita o di morte per qualcuno?
Un Parlamento che non si preoccupa di ricondurre per quanto difficile sia, ed è difficile, a Legge fatti di vita privata e personale (che devono sempre essere rispettosi dei diritti e delle scelte dell’individuo e appunto “normati”) ma che - sulla spinta diciamo “emozionale” quando non avvenga per puro o bieco interesse di parte – pontifichi, perché fare così è solo pontificare, prendendo spunto da tristi episodi della vita degli esseri umani.
E così magari quando ci sarà una disgrazia più disgraziata delle altre nel mondo del lavoro o quando ci sarà una storia più triste e toccante delle tante storie tristi che purtroppo tanti uomini si trovano costretti a vivere si metterà d’un colpo a legiferare sull’onda di queste storie.
E purtroppo è già accaduto ed accade in questo nostro Paese: con la disgrazia che ha colpito gli operai della Tissenkrupp…. Con la triste vicenda della signora Toreggiani e con i due sfortunati giovani che di recente hanno subito una violenta aggressione..e con tante altre singole storie sino a giungere a questa storia della Englaro che per quanto ci potrà sembrare più triste delle altre è comunque una delle tante tristi storie.
No signori!
Non vi paghiamo per essere così “dozzinali” e così “emozionati” come voi tutti (guelfi e ghibellini) e senz’altro opportunisticamente dite.
Quello che vi chiediamo è - già accade in tanti altri Paesi più “attenti” del nostro - di fare leggi.
Leggi per la collettività che ci impegnino tutti ma mai mortifichino i singoli, i cristiani, gli ebrei, i musulmani e quelli di qualunque credo religioso e parimenti i laici.
Leggi che ci tutelino davvero tutti.
Sò che è un difficile e duro lavoro questo ma è per questo che ci chiedete il voto e noi vi eleggiamo; è, se volete, per questo duro lavoro che vi paghiamo e se onorerete il nobile impegno ve ne saremo infinitamente grati e riconoscenti.
E le vostre emozioni, così come per noi le nostre, ve le dovete tenere “in corpo” (come volgarmente si dice) ché possano guidarvi nelle difficili scelte da fare a chè prendiate le decisioni migliori.
Ma non ce le dovete e potete gridare dalle televisioni, dai giornali, dal Parlamento come avete fatto!
Questo non vi è permesso!
Non è da Parlamentare.
Signori Parlamentari: è tanto...., buon lavoro.
Un Parlamento che non si preoccupa di ricondurre per quanto difficile sia, ed è difficile, a Legge fatti di vita privata e personale (che devono sempre essere rispettosi dei diritti e delle scelte dell’individuo e appunto “normati”) ma che - sulla spinta diciamo “emozionale” quando non avvenga per puro o bieco interesse di parte – pontifichi, perché fare così è solo pontificare, prendendo spunto da tristi episodi della vita degli esseri umani.
E così magari quando ci sarà una disgrazia più disgraziata delle altre nel mondo del lavoro o quando ci sarà una storia più triste e toccante delle tante storie tristi che purtroppo tanti uomini si trovano costretti a vivere si metterà d’un colpo a legiferare sull’onda di queste storie.
E purtroppo è già accaduto ed accade in questo nostro Paese: con la disgrazia che ha colpito gli operai della Tissenkrupp…. Con la triste vicenda della signora Toreggiani e con i due sfortunati giovani che di recente hanno subito una violenta aggressione..e con tante altre singole storie sino a giungere a questa storia della Englaro che per quanto ci potrà sembrare più triste delle altre è comunque una delle tante tristi storie.
No signori!
Non vi paghiamo per essere così “dozzinali” e così “emozionati” come voi tutti (guelfi e ghibellini) e senz’altro opportunisticamente dite.
Quello che vi chiediamo è - già accade in tanti altri Paesi più “attenti” del nostro - di fare leggi.
Leggi per la collettività che ci impegnino tutti ma mai mortifichino i singoli, i cristiani, gli ebrei, i musulmani e quelli di qualunque credo religioso e parimenti i laici.
Leggi che ci tutelino davvero tutti.
Sò che è un difficile e duro lavoro questo ma è per questo che ci chiedete il voto e noi vi eleggiamo; è, se volete, per questo duro lavoro che vi paghiamo e se onorerete il nobile impegno ve ne saremo infinitamente grati e riconoscenti.
E le vostre emozioni, così come per noi le nostre, ve le dovete tenere “in corpo” (come volgarmente si dice) ché possano guidarvi nelle difficili scelte da fare a chè prendiate le decisioni migliori.
Ma non ce le dovete e potete gridare dalle televisioni, dai giornali, dal Parlamento come avete fatto!
Questo non vi è permesso!
Non è da Parlamentare.
Signori Parlamentari: è tanto...., buon lavoro.
08/02/09
Ulteriore riflessione sul triste caso “Englaro”
Dall’articolo di Mannaimer sul caso “Englaro”: “In questo quadro complesso e contraddittorio, talvolta un po' nebuloso, emerge un dato assai importante e rivelatore: di fronte al quesito su chi, in ultima analisi, dovrebbe prendere la risoluzione riguardo a Eluana, la maggioranza della popolazione indica — in tutti i sondaggi effettuati sin qui — i familiari o i medici. Sottolineando come in questioni come queste la decisione finale debba spettare all'individuo o alla sua famiglia.”
Che significa tutto ciò: solo e semplicemente che lo Stato può e deve farsi garante del rispetto della volontà del personale medico e del contesto familiare ma non può e non deve mai sostituirsi ad essi perché questi sono problemi che attengono alla sfera delle vicende personali degli esseri umani e non c’è legge dello Stato appunto che possa tenere o meglio la legge può e deve entrare in punta di piedi in questioni così personali e perciò può e deve solo accompagnare le scelte che sono appunto personali cioè del soggetto e/o del contesto familiare e dei medici che valutano fino a che punto è giusto intervenire e quando non è più il caso di continuare ad intervenire perché si sta passando dall’intervento terapeutico all’”accanimento”.
E certamente la Chiesa ha il pieno diritto di prendere posizione ma solo per guidare i suoi fedeli e non, come invece vorrebbe fare ( in uno Stato laico come è appunto il nostro non gli può essere consentito) prevaricando anche i non credenti.
Che significa tutto ciò: solo e semplicemente che lo Stato può e deve farsi garante del rispetto della volontà del personale medico e del contesto familiare ma non può e non deve mai sostituirsi ad essi perché questi sono problemi che attengono alla sfera delle vicende personali degli esseri umani e non c’è legge dello Stato appunto che possa tenere o meglio la legge può e deve entrare in punta di piedi in questioni così personali e perciò può e deve solo accompagnare le scelte che sono appunto personali cioè del soggetto e/o del contesto familiare e dei medici che valutano fino a che punto è giusto intervenire e quando non è più il caso di continuare ad intervenire perché si sta passando dall’intervento terapeutico all’”accanimento”.
E certamente la Chiesa ha il pieno diritto di prendere posizione ma solo per guidare i suoi fedeli e non, come invece vorrebbe fare ( in uno Stato laico come è appunto il nostro non gli può essere consentito) prevaricando anche i non credenti.
07/02/09
L’accanimento terapeutico, l’eutanasia
Vorrei per un solo attimo tornare sulla triste vicenda della Englaro per fare una considerazione.
Ma perché i tanti medici compreso il dottor Marino quando parlano del caso non parlano semplicemente di “accanimento terapeutico”?
Perché quello che si sta praticando oggi a distanza di 17 anni dall’incidente di cui fù vittima la Englaro è davvero a mio avviso “accanimento terapeutico” e in tal senso non capisco perché la Chiesa che pure riconosce l’inutilità e anzi il danno alla persona nel caso dell’accanimento terapeutico non voglia riconoscerlo in questo caso.
Forse perché preoccupata della possibilità che si vada ad approvare una legge che contenga in qualche modo elementi che fanno pensare all’eutanasia che non può mai (e si capisce) essere accettata dalla Chiesa.
L’accanimento terapeutico che è cosa ben diversa dalla “morte dolce (eutanasia) è qualcosa che si realizza ogni volta che la medicina con i suoi presidi tecnologici invade una persona per la quale non vi è più alcuna speranza di guarigione o di un qualche miglioramento e nemmeno la certezza di conservare la condizione che c’è.
E dire semplicemente che “mantenere una qualunque condizione” è vita significa perdere il senso stesso della vita.
La vita “vegetativa” non può essere definita vita nel senso che il termine ha. Ma attenzione non si sta parlando di “vita con limiti, con perdita di tante e complesse funzioni”, come sovente accade oggi per tanti pazienti che hanno appunto una condizione di riduzione della “capacità di vita” ma pur sempre hanno una vita. Si parla di una condizione che la scienza non ha definito morte solo e soprattutto per la “bramosia di indagine scientifica”.
Che poi nel tempo si sia visto che pazienti che sono stati in coma anche per lungo tempo (per lungo tempo deve intendersi un tempo di due tre anni al massimo) a volte si sono “svegliati dal coma” lo sappiamo e ci fa piacere per loro ma comunque questo è altro (mai paziente si è risvegliato dopo più di tre anni).
Quanto sto dicendo sanno molto bene i Medici che operano nei reparti di rianimazione. Medici che appunto quando si trovano di fronte ad un paziente che non può recuperare alcuna funzione vitale sospendono “i complessi presidi terapeutici” messi in atto sino a quel momento e si pongono in “rispettosa attesa” della morte che sempre sopraggiunge.
Certo parlare di sospensione dell’idratazione e della somministrazione di cibo fa pensare a morte procurata ma così non è. Perché si è visto che anche quando venga continuata la somministrazione di liquidi e cibo i pazienti vengono comunque a morte magari solo dopo alcuni giorni in più.
Questo è quanto davvero accade.
Nel caso della Englaro basterebbe non somministrare farmaci e dare liquidi e cibo non particolarmente bilanciati perché la povera Englaro venga a morte naturale e non si capisce per quale ragione si dovrebbero somministrare liquidi e cibo rigorosamente bilanciati e farmaci visto che la paziente non può più recuperare alcuna funzione vitale.
Certo nella sua condizione di vita vegetativa potremmo conservarla così come è anche per molto tempo ancora come infatti è accaduto sino ad oggi ma, mi chiedo, quale è il senso? Qualche cattolico ha sostenuto che la Englaro potrebbe rimanere incinta. Può darsi che abbia anche ragione; è possibile che ove fecondata artificialmente (prima invasione dall’esterno indispensabile perché possa rimanere incinta) potrebbe anche , con la sua semplice funzione vegetale, portare la gravidanza al termine ma poi dovremmo, per farla partorire intervenire totalmente noi dall’esterno (seconda invasione). Ma vi sembra una cosa da fare e soprattutto per un cattolico? Sarebbe bieco accanimento medico per una ricerca che non porta nessun vantaggio per l’uomo degna degli esperimenti nazisti .
Voglio più semplicemente (anche se scrivendo mi accorgo che poi tanto semplice non ci appare) dire che così come esiste la vita esiste anche la morte e negarla (come tanti nuovi presidi della medicina possono già oggi fare) non ci porta da nessuna parte.
Tutt’altra cosa è procurare la morte, fosse anche la dolce morte dell’Eutanasia. Sia ben chiaro ritengo che accompagnare anche con presidi medici la persona alla morte come sempre più spesso si fà con i malati terminali sia cosa fortemente rispettosa della vita degli esseri umani sia per un cattolico che per un laico non altrettanto penso di qualunque pratica anche la più blanda che procuri essa stessa la morte.
Ecco dov’è la sottile differenza tra “accanimento terapeutico”, “accompagnamento alla morte” ed “eutanasia”.
E pur se comprendo che un laico potrebbe esser tentato dall’accettare l’eutanasia come momento di alta libertà ritengo invece e da laico che l’eutanasia non possa e non debba essere accettata (così come il suicidio è comprensibile ma non da accettare) ma parimenti non bisogna confondere il diritto alla vita con l’obbligo di non morire e per giunta solo per “non dispiacere” agli altri.
05/02/09
Ancora sulla triste vicenda Englaro
Leggo da un articolo di “Repubblica” che riporto in fondo che l’arcivescovo emerito di Foggia avrebbe dichiarato alla stampa “Lasciamola morire come Wojtyla”
Sante parole quelle dell’Arcivescovo che le ha pronunciate ove si sente forte e finalmente la “pietas cristiana”.
Lasciamo una volta per tutte in pace questa povera donna e la sua famiglia e i credenti preghino per loro.
[Da “La Repubblica” (http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro/vertice-procura-udine/vertice-procura-udine.html)
Eluana, il governo punta sul decreto I legali: "Costituzionalmente abnorme"
L'arcivescovo: "Lasciamola morire come Wojtyla". Una voce diversa si leva anche nella Chiesa. E' quella dell'anziano arcivescono emerito di Foggia, Giuseppe Casale. In un'intervista a La Stampa, il prelato spiega di sentirsi "vicinissimo" al padre della ragazza e chiede di non proseguire "questo stucchevole can can", perchè l'alimentazione e l'idratazione sono assimilabili a trattamenti medici e se una cura non porta alcun beneficio può essere legittimamente interrotta". L'invito è quello di "lasciare che Eluana termini i suoi giorni senza stare a infierire - ha detto Casale - alla fine anche Giovanni Paolo II ha richiesto di non insistere con interventi terapeutici inutili". "Come cattolici - prosegue Casale - dovremmo interrompere tutto questo clamore ed essere più sereni" e invece di fare campagne, "bisognerebbe accostarsi con pietà cristiana alla decisione di un padre".]
Sante parole quelle dell’Arcivescovo che le ha pronunciate ove si sente forte e finalmente la “pietas cristiana”.
Lasciamo una volta per tutte in pace questa povera donna e la sua famiglia e i credenti preghino per loro.
[Da “La Repubblica” (http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro/vertice-procura-udine/vertice-procura-udine.html)
Eluana, il governo punta sul decreto I legali: "Costituzionalmente abnorme"
L'arcivescovo: "Lasciamola morire come Wojtyla". Una voce diversa si leva anche nella Chiesa. E' quella dell'anziano arcivescono emerito di Foggia, Giuseppe Casale. In un'intervista a La Stampa, il prelato spiega di sentirsi "vicinissimo" al padre della ragazza e chiede di non proseguire "questo stucchevole can can", perchè l'alimentazione e l'idratazione sono assimilabili a trattamenti medici e se una cura non porta alcun beneficio può essere legittimamente interrotta". L'invito è quello di "lasciare che Eluana termini i suoi giorni senza stare a infierire - ha detto Casale - alla fine anche Giovanni Paolo II ha richiesto di non insistere con interventi terapeutici inutili". "Come cattolici - prosegue Casale - dovremmo interrompere tutto questo clamore ed essere più sereni" e invece di fare campagne, "bisognerebbe accostarsi con pietà cristiana alla decisione di un padre".]
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