13/11/15

Dal 2007 si parla di Grillo ma .....

Nel 2013 avevo postato due articoli del 2007 che conservano, nonostante con Renzi come Presidente del Consiglio siano stati fatti tanti passi in avanti, ancora una discreta attualità(http://pidario.blogspot.it/2013/03/a-costo-di-sembrare-un-grillino-voglio.html). Per questo li riposto ancora: A costo di sembrare un "grillino" voglio ripostare alcuni articoli del 2007 in cui si parlava già del fenomeno grillo e di quello che i partiti avrebbero potuto e dovuto fare per evitare una pericolosa deriva quale è quella in cui oggi ci troviamo: Il primo articolo dall'Espesso: Leggo dall’Espresso (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Lantipolitica-sono-loro/1808267//1) uno splendido articolo che ci fa amaramente riflettere sulla situazione italiana: “L'antipolitica sono loro (di Leo Sisti) Dopo Mani pulite i partiti hanno pensato solo alla restaurazione. Mentre il sistema delle tangenti è andato avanti. Così alla fine è nato il grillismo. Parola di Davigo Colloquio con Piercamillo Davigo Dopo l'esplosione di Mani pulite l'attività di chi gestisce questo Paese è stata di rimettere il coperchio sulla pentola, non di far uscire il fango: un maldestro tentativo di restaurazione. Il 'grillismo' è nato da lì. Parla Piercamillo Davigo, uno dei pm di punta della Procura di Milano, protagonista di una stagione che nel '92 è stata il detonatore della più grave crisi politica dal dopoguerra. Ne ricorda i contorni in questa intervista a 'L'espresso' in occasione dell'uscita del suo libro, scritto con Grazia Mannozzi, 'La corruzione in Italia'. È anche per Davigo, da due anni giudice di Cassazione, l'occasione per discutere sul 'che fare' per stroncare il meccanismo perverso delle tangenti, tuttora imperante, ma anche su antipolitica, privilegi della casta, Beppe Grillo e ruolo dei media. Tracciando così un bilancio impietoso dell'Italia, che rischia di arrivare a un punto di rottura se non si pone rimedio alla piaga delle mazzette. Dai dati da lei tratti dal casellario giudiziale nell'arco di vent'anni, dal 1983 all 2002, risulta che il picco delle denunce viene raggiunto tra il '93 e il '94, per precipitare nel 2000 ai livelli registrati prima dell'arresto di Mario Chiesa. Che cosa significano queste cifre? Mani pulite è dunque uno spartiacque? "I numeri dimostrano in modo incontrovertibile che la corruzione esisteva ed era diffusa. Certo, se si guarda al 'prima' e al 'dopo' in base alle statistiche giudiziarie o dell'Istat, il nostro sembra un Paese onestissimo. Il che contrasta con gli indicatori elaborati da Transparency International, che nel 2006 colloca la 'virtuosa' Finlandia al primo posto in Europa e noi al penultimo, seguiti dalla Grecia. E pensare che proprio Mani pulite ha rivelato l'esistenza di intere aree dominate dalla corruzione. Nel momento in cui ci si preoccupa del declino italiano, compito di tutti, politici, intellettuali, giornalisti, imprenditori, dovrebbe essere quello di studiare metodi per contenere questo fenomeno. Invece negli ultimi 15 anni, l'unica iniziativa in questo senso è venuta da organismi internazionali che hanno costretto Roma a ratificare nuove convenzioni. In compenso molto è stato fatto per ostacolare processi e sventare il pericolo di condanne". Nel suo libro lei fa cenno a una 'cifra nera', cioè la 'massa dei fatti punibili, ma non scoperti'. In pratica la massa delle mazzette che non vengono individuate. La si può quantificare? "Impossibile, sarebbero stime aleatorie. Posso però dire che in certi tipi di reati la 'cifra nera' è pressoché inesistente. Prendiamo i furti d'auto. Tutti, quando li subiscono, sporgono denuncia. È ovvio, corrono dei rischi, hanno un interesse personale immediato. Che manca nella vittima di corruzione, crimine che colpisce la collettività. E poi si tratta di un delitto noto solo al corruttore e al corrotto. In genere, senza testimoni". Soluzioni per rendere più penetrabile la 'cifra nera'? "Negli Stati Uniti è permesso il cosiddetto 'entrapment', un'operazione sotto copertura che consente di incriminare pubblici ufficiali in odore di mazzette. È stata fatta anni fa in Arizona per incastrare una quindicina di deputati: avevano accettato del denaro per varare leggi che abolissero il divieto di gioco d'azzardo. Ma c'è stata una sorpresa: l'inchiesta ha prodotto un cambiamento di maggioranza nel Parlamento locale". Ma in Italia questo non è possibile... "No. Un poliziotto in funzione di 'agente provocatore' darebbe vita a un reato impossibile: perché non è un vero corruttore. Certo, se si volessero rendere possibili operazioni 'undercover', ci vorrebbero norme ad hoc e adeguate garanzie. Per non incorrere in abusi". Mani pulite, dicevate, ha evitato che la gente scendesse in piazza. "Ci hanno accusato di voler fare la rivoluzione. In realtà l'abbiamo impedita, Mani pulite è diventata una valvola di sfogo del malumore popolare. Nel '92 la situazione era drammatica: svalutazione della lira, pesantissima crisi finanziaria dello Stato, stipendio dei dipendenti pubblici a rischio". Però Mani pulite aveva creato aspettative di pulizia, di risanamento della società. Alcuni, delusi, sostengono che nulla è cambiato, Mani pulite non sarebbe servita a niente. Ed ecco Beppe Grillo e l'antipolitica che stanno creando nuovi scenari. "Tutto questo è conseguenza di un pessimo tentativo di restaurazione. Mani pulite ha invece svelato che cosa c'era dietro la coltre della politica: prove, tante prove, che si rubava. Confessioni, in massa, di persone che ricoprivano ruoli importanti nell'economia e nella politica. È vero, ci sono state anche delle assoluzioni, ma perlopiù solo perché erano state cambiate alcune leggi processuali. La politica è stata incapace di capire che il problema, vitale per la sua sopravvivenza, era quello di frenare la corruzione". Beppe Grillo ha puntato il dito, tra l'altro, contro deputati o senatori che, pur condannati con sentenze definitive, non lasciano il loro scranno. Qual è la sua opinione? "Non si tratta solo di questo. Ci sono anche uomini politici che sono stati assolti pur essendo rei confessi. È decente che siedano in Parlamento? Ancora. Due componenti della Commissione antimafia sono stati processati in Tribunale: uno è stato condannato, l'altro ha patteggiato. In loro difesa ho sentito pronunciare questa frase: 'I partiti scelgono chi gli pare'. Ma è mai possibile una simile presa di posizione? Ne va della credibilità dell'istituzione. Chi è onesto dovrebbe rifiutarsi di sedere vicino a condannati o a chi ha confessato reati". Secondo il programma dell'Unione alcune leggi 'berlusconiane' avrebbero dovuto essere cancellate, come ad esempio quella sul falso in bilancio, oggi reato sostanzialmente depenalizzato. Niente è stato fatto. Il malcontento generalizzato non può essere anche conseguenza di un simile comportamento? "Certamente non contribuisce a rendere affidabile la classe politica su alcuni comportamenti fondamentali. Capisco che il centrosinistra sia in difficoltà, ha una maggioranza risicata al Senato e se anche avesse voluto, forse non sarebbe riuscito nell'intento. Non sono in grado di esprimere giudizi di questo genere. Non mi occupo di politica. Sui princìpi, però, ne sono convinto, non si negozia. Mai". In questo periodo spesso è sotto tiro l'atteggiamento dei mass media verso la politica, inclusi anche i giornalisti che soprattutto in tv evitano domande scomode."Nessun giornalista contesta mai con dati di fatto quanto viene riferito dai politici. Non so se sia solo una questione di volontà. Credo sia anche una questione di capacità". Nel '92 Mani pulite è scoppiata, come s'è visto, perché i conti dello Stato erano drammatici. È stata inevitabile la rottura del sistema. E adesso? "Non credo avvenga subito, anche se ora non è in atto una recessione. Certo se ci dovesse essere una grave crisi economica, il sistema potrebbe rompersi. Un meccanismo di corruzione diffusa è incompatibile con uno stato moderno. Così non può durare". (04 ottobre 2007) Il secondo da La repubblica: Leggo da Repubblica “IL COMMENTO di Eugenio Scalfari: Il popolo che cerca il giudizio universale di EUGENIO SCALFARI” “DICONO che Prodi, a chi gli faceva osservare con disappunto che il consenso attorno al suo governo non dava alcun segno di ripresa nonostante il discreto andamento dell'economia e alcuni provvedimenti del governo senz'altro positivi, avrebbe risposto: "Non ti preoccupare. Già la Finanziaria del 2007 comincia ad esser giudicata in modo più favorevole dei mesi scorsi. Abbiamo ancora quattro anni di tempo. Alla fine della legislatura la maggioranza degli italiani darà un giudizio favorevole sul nostro operato". Può darsi che Prodi abbia ragione e che le cose andranno così. Come cittadino e anche come giornalista che ha sempre riconosciuto al presidente del Consiglio una tenacia a prova di bomba, me lo auguro. Però non sono d'accordo. Per due ragioni. La prima è che l'attuale consenso riscosso dal governo è tecnicamente troppo basso, come un aereo che è sceso talmente verso terra da correre ad ogni attimo il pericolo di avvitarsi su se stesso rendendo inutile e anzi impossibile ogni tentativo di recuperare la linea di volo. Ma la seconda ragione è ancora più decisiva della prima: cresce la quantità di cittadini che rifiutano in blocco questa classe politica. Che questo atteggiamento si possa definire antipolitico (come personalmente ritengo) oppure politico al massimo grado perché non è frutto di indifferenza ma di partecipazione attiva e combattiva (come sostengono rabbiosamente tutti quelli che hanno risposto all'appello del "Vaffa-day") è questione opinabile, ma non cambia la sostanza nelle cose. C'è un crescente rifiuto di "questa" politica di "questi" partiti, di "questi" uomini politici. Tutti, nessuno escluso. Loro e tutto il mondo che - secondo le persone che condividono quello stato d'animo - ruota intorno a loro. Rifiuto totale. Su tutti i piani e a tutti i livelli: le tasse, la sicurezza, la legalità, le disuguaglianze, la libertà. Pollice verso su tutto. Se ne devono andare. Dopo il mio articolo su Grillo ho ricevuto 57 lettere tutte dello stesso tenore. Alcune, non tutte ma parecchie, scagliano il loro "Vaffa" declinato nella versione completa contro di me e la riga sotto concludono con un "cordiali saluti" in omaggio alla buona educazione d'un tempo. Argomenti? Pochi. Uno in realtà ed è quello già citato: dovete andarvene, si deve ricominciare da zero, la nuova "agorà" sarà la rete, il metodo della democrazia rappresentativa non rappresenta nessuno, la forma non è sostanza ma pura e semplice ipocrisia, l'Italia non è quella che vedete dai vostri salotti ma quella di chi lavora e non guadagna abbastanza da poter campare. Insomma tutto il male da una parte e tutto il bene dall'altra, le menzogne da una parte e la verità dall'altra, l'illegalità di qua e la legalità - quella autentica - di là. Questo è il modo di pensare di molti ed è in crescita. Dubito molto che un taglio dell'Ici o dell'Ires o dell'Irpef possa modificare la situazione anche se bisogna continuare a lavorare come se si vivesse mille anni, guardando al domani e non solo all'oggi. Dubito che serva spiegare e spiegarsi. Quando il pollice della folla è rivolto all'ingiù ci vogliono colpi di scena per fargli cambiare posizione. Ci vogliono emozioni che capovolgano emozioni di segno opposto. Questa équipe politica tutto può fare salvo che suscitare emozioni in proprio favore. Per queste ragioni credo che sia molto difficile riportare l'aereo governativo a livello di crociera anche perché pochissimi del personale navigante mostrano di aver capito quello che sta accadendo. E' probabile che tra sei mesi o tra un anno la gente sia stufa di esibire il pollice verso. Questo genere di ventate passa presto ma dietro di sé lascia un terreno devastato. Il mitico Sessantotto insegna. Dopo arrivarono gli anni di piombo, l'indifferenza, il richiamo all'ordine. Una parte dei sessantottini di allora rientrò nel mondo della realtà concreta di tutti i giorni; altri finirono nella clandestinità, nel sangue e in galera; altri ancora fecero carriera nei percorsi che avevano vilipeso e desacralizzato. Di solito va così. Ma qui non siamo in una situazione che consenta lunghe attese. Il tempo passa presto, come dice la canzone. Il distacco tra la città della politica e i sentimenti delle persone è diventato difficile da colmare. Veltroni ci sta provando ma anche per lui le difficoltà aumentano. Dicevo che ci vorrebbe un colpo di scena, un segnale preciso che inverta il "trend". Per esempio il taglio del numero dei ministri e dei sottosegretari. Non annunciarlo ma farlo. La politica degli annunci è deleteria. L'operazione del taglio dei ministri è difficilissima, come voler prendere il miele da un alveare mentre le api sono tutte nelle loro cellette e non hanno alcuna intenzione di volar via. Ma, se fatta con saggia incisività, sarebbe un colpo di scena coi fiocchi. Scommetto che non si farà. Quand'anche il presidente del Consiglio si convincesse alla bontà dell'operazione, non avrebbe i poteri per imporla. Avrebbe bisogno che tutti i ministri e i partiti che sono dietro di loro fossero d'accordo; che ciascuno gli affidasse la sua lettera di dimissioni e si rimettesse alle sue decisioni. Ma saremmo nel mondo dei sogni e non ci siamo. * * * Il sondaggio fatto pochi giorni fa da Ilvo Diamanti dice che dei 300 mila cittadini che hanno firmato la proposta di legge Grillo il 58 per cento ha opinioni di sinistra e centrosinistra. Solo il 30 per cento si dichiara di centrodestra. Si sapeva che la sinistra è più sensibile della destra a queste sollecitazioni ma le percentuali sono assai eloquenti. Una sinistra militante ha dentro di sé il mito della politica, l'ideale della politica. Della politica "alta". Della politica nobile. Della politica delle mani pulite. Se la presa del potere si impelaga nel lavoro sporco la sinistra militante si sente tradita. La legalità è tradita. Gli ideali sono traditi. La rivoluzione è tradita. La palingenesi è tradita. Anche la destra estrema coltiva questo tipo di mitologia e il tradimento contro di essa: la guerra tradita, la vittoria tradita, la nazione tradita. La reazione a questi supposti tradimenti è il rifiuto di tutto l'esistente e la sua sostituzione con un nuovo esistente virtuale. Il riformismo non funziona in questo modo; si accontenta di un passo per volta. Purché non sia un passetto, ma un passo deciso. Uno per volta va bene, ma che incida e lasci una traccia. Se non è un passo ma solo un passetto anche il riformismo militante entra in crisi. I compromessi saltano, le ambizioni individuali prendono il sopravvento, la compattezza degli intenti si disgrega, lo specchio del bene comune si rompe. Solo il 30 per cento del centrodestra è sensibile agli appelli di Grillo, perché il centrodestra il suo Grillo ce l'ha già e se lo tiene ben stretto. Si chiama Silvio Berlusconi, che da 15 anni fa politica in nome dell'antipolitica, che guida il più grosso partito italiano in nome della lotta ai partiti, che di battute ce ne ha una più di Grillo. Le fa perfino su stesso e ci si ride addosso contagiando quel riso a tutti i suoi fedeli. Lui è ben contento che ci sia Grillo che il danno lo fa a sinistra. A lui, a Berlusconi, i "Vaffa" gli rimbalzano. Colpiscono i suoi nemici, non lui. La sinistra radicale forse non lo prevedeva, ma buona parte dei seguaci del "Vaffa" provengono proprio dalle sue fila. E perfino dalla Lega. Dai Ds. Da tutti quelli che si sentono traditi. Si sentono offesi. Si sentono feriti. Li volete riconquistare con le detrazioni fiscali? Col poliziotto di quartiere? Con la confisca dei patrimoni mafiosi? Con la lotta alla prostituzione stradale? Con il recupero dei parametri di Maastricht? Ma via! Vogliono ben altro. Vogliono un giudizio universale. Una purificazione collettiva. Il regno dei giusti dopo le devastazioni dell'apocalisse che punisca i corrotti e i malvagi. Attenzione: non è la rabbia degli esclusi e degli ultimi. Non è la protesta dei mendicanti di Brecht nell'"Opera da tre soldi". I protestatari non sono né esclusi né tantomeno ultimi. Ma non si sentono riconosciuti. Si sentono impoveriti nel portafoglio e negli ideali e questa è una miscela esplosiva. * * * Leggerete in queste stesse pagine gli esiti del sondaggio effettuato nei giorni scorsi sulle intenzioni di voto, confrontati con quelli del giugno scorso e con i dati delle elezioni 2006. Essi registrano una situazione drammatica per il centrosinistra rispetto ai risultati di un anno fa e un leggero recupero nel confronto col giugno scorso. Quanto al Partito democratico, migliora di un punto e mezzo rispetto a giugno ma non decolla. Non ancora. Spiccherà il volo dopo il 14 ottobre? Intanto si moltiplicano gli appuntamenti di piazza. Alleanza nazionale in ottobre, Pezzotta e il "Family Day", Grillo anche lui in ottobre (ma ieri sera ha già fatto il suo show alla "Festa dell'Unità" di Milano), Berlusconi il 2 dicembre e vuole portarci due milioni di persone. Senza contare il grande referendum dei lavoratori sul Welfare, decisivo anche ai fini della Finanziaria e della tenuta del governo. Se si votasse oggi, dice il sondaggio, il 65 per cento degli interpellati dà la vittoria al centrodestra, solo il 12 al centrosinistra. Si possono certo opporre a questo sondaggio altri con esiti alquanto diversi, ma la visione comune è quella di un paese agitato, percorso da emozioni e incertezze, speranze e paure. Domina - così mi sembra - un'attesa di palingenesi con sfumature vagamente messianiche. Quanto di peggio. (16 settembre 2007)” condivido pienamente i contenuti dell’articolo. Di una cosa non sono però convinto.Penso che Prodi dovrebbe trovare la forza e la capacità, che non credo gli manchi, di fare come appunto Scalfari dice qualcosa che ridia fiducia alla gente; che se poi non avesse davvero la forza per fare allora si faccia al più presto una legge elettorale e si torni a votare perché una democrazia ha bisogno anche di questo. Postilla:mentre elaboro in ritardo il mio articolo vedo il nostro presidente del consiglio parlare in televisione da Bruno Vespa. Sogno che annunci che nei prossimi mesi si andrà ad un ampio rimpasto e alla riduzione dei ministeri (e dei sottosegretari) e che poi il governo proporrà una legge che riduca in modo drastico la pensione dei parlamentari tra i 3000 e i 5000 euro (per i parlamentari ”più navigati”) e che nella prossima finanziaria ci sarà una norma che limiterà i proventi dei manager pubblici a 300000 euro l’anno e………poi ..spengo la tv perché mi accorgo che stavo dormendo. Infine un terzo articolo dal Corriere della sera: Bello articolo sul Corriere di Giovanni Sartori sul quale non si può che pienamente convenire. “La Seconda Repubblica e lo spontaneismo La terra trema sotto la casta di Giovanni Sartori ( dal Corriere della Sera http://www.corriere.it/) La terra trema ormai sotto i piedi della Casta. Per la prima volta il popolo bue la minaccia davvero. Finora i signori del potere se ne sono infischiati della rabbia crescente di un elettorato che si sente irretito nell’impotenza (a dispetto dei rombanti discorsi che lo proclamano, poverello, sempre più sovrano). Ma ecco che, inaspettatamente, Beppe Grillo entra nella tana del nemico e, alla festa dell’Unità di Milano, spara a mitraglia contro gli ottimati Ds. Fino a meno di un anno fa Grillo sarebbe stato subissato dai fischi; invece, è stato subissato da applausi. Un episodio che richiama alla mente la caduta della Bastiglia. Di per sé quell’evento della rivoluzione francese fu un nonnulla; ma ne divenne il simbolo. Forse sto forzando troppo i fatti. Forse. Vediamo perché. Intanto, e in premessa, cosa si deve intendere per «antipolitica »? La dizione è ambigua: sta per «uscire» dalla politica, estraniarsi; oppure per «entrare» a tutta forza nella politica per azzerarla (il caso di Grillo). Ciò premesso, le novità sono due. Primo, Grillo entra in politica avendo prima creato una infrastruttura tecnologica di supporto e di rilancio: Internet, blog, e un radicamento territoriale assicurato, ad oggi, dai 224 meet up (gruppi di incontro) che in un giorno raccolsero 300 mila sottoscrittori per una legge di iniziativa popolare. Ora, né la satira politica di altri bravissimi comici (Luttazzi, per esempio), né i girotondini hanno mai dispiegato un armamentario del genere. Dal che ricavo che misurare la forza di Grillo con riferimento ai suoi predecessori sarebbe una grave sottovalutazione. Secondo. Grillo ci sa fare. Non propone un nuovo partito (il 32˚, come ironizzano a torto gli altri 31), ma un movimento spontaneo che li spazzi tutti via. Inoltre ha messo subito il dito sul ventre sensibile della Casta: il controllo dei voti. Se vogliamo davvero sapere quale sia lo stato di putrefazione del Paese, la fonte non è Grillo ma il libro La Casta di Stella e Rizzo. Quel libro ha venduto un milione di copie—un record di successo mai visto — eppure non ha smosso nulla. Gli italiani dovrebbero esprimere la loro protesta «razionale» continuando a comprarlo. Ma anche così dubito che la Casta ascolterebbe. Perché Stella e Rizzo non controllano voti. Invece Grillo sì. Lo ha già dimostrato e si propone di rincarare la dose al più presto. Per le prossime elezioni amministrative Grillo sosterrà liste civiche spontanee «certificate » (da lui) che escludano iscritti ai partiti e personaggi penalmente sporchi. Ne potrebbe risultare uno tsunami. Anche perché il grillismo capitalizza, oggi, sulla retorica (ipocrita) di esaltazione dello «spontaneismo» dispensata da anni sia da Prodi come da Berlusconi. Hegel elogiava la guerra come un colpo di vento che spazza via i miasmi dalle paludi. Io non elogio la guerra, e nemmeno approvo le ricette politiche «al positivo» del grillismo (a cominciare dalla stupidata della ineleggibilità di tutti dopo due legislature; stupidata che l’oramai infallibile incompetenza del nostro presidente del Consiglio ha già approvato). Ciò fermamente fermato, confesso che una ventata — solo una ventata — che spazzi via i miasmi di questa imputridita palude che è ormai la Seconda Repubblica, darebbe sollievo anche a me. E certo questa ventata non verrà fermata dalla ormai logora retorica del gridare al qualunquismo, al fascismo, e simili. 19 settembre 2007”

18/08/13

I giri di parole non servono in politica. Il Pdl ha un problema e stà a a questo partito risolverlo. Così come stà al Pd risolvere i suoi problemi con il congresso. Non c'è alcuna possibilità che il Pd partecipi alla risoluzione dei problemi del Pdl.

06/04/13

Breve riflessione sui cosidetti esodati. La riforma delle pensioni del Ministro Fornero finalmente e per la prima volta valevole per tutti non poteva non comportare problemi in un paese dove per troppo tempo il pensionamento precoce era stato uno dei tanti mezzi usati per risolvere le difficoltà della crisi economica e industriale e del lavoro. Il punto è che questo nostro è un Paese che non riesce mai a risolvere i problemi che si presentano ma li lascia incancrenire. Appare incredibile che ancora oggi non si sappia con precisione quale è il numero di cittadini “in esodo”. Qualche responsabilità all’Inps la vogliamo dare? Possibile che questo ente non sia in grado di indicare il numero preciso? In un Paese normale ad un mese dalla riforma si sarebbe saputo il numero certo di “esodati” e ci si sarebbe potuti muovere per trovare le migliori soluzioni possibili senza per questo intaccare lo spirito della riforma. Ci si sarebbe mossi con tempestività per andare incontro alle più critiche “condizioni economiche familiari” delle persone in esodo e da subito si sarebbe attivato un intervento di sostegno economico per le situazioni con un “reddito critico” per procedere solo successivamente a sanare le posizioni in base alla temporalità per quelle condizione economiche normali (reddito familiare comunque discreto o buono). Queste cose avrebbero dovuto dire all’unisono il Ministro e i Partiti e i sindacati. Ma in questo nostro che non è un Paese normale non è stato così. E i Partiti hanno attaccato il governo su una riforma dopo averla inspiegabilmente votata e alcune sigle sindacali oggi arrivano persino a speculare su drammatiche vicende familiari con un piagnisteo che solo offende. E allora se ci sono responsabilità per queste drammatiche vicende le responsabilità sono di tutti i soggetti nessun escluso.

30/03/13

A costo di sembrare un "grillino"

A costo di sembrare un "grillino" voglio ripostare alcuni articoli del 2007 in cui si parlava già del fenomeno grillo e di quello che i partiti avrebbero potuto e dovuto fare per evitare una pericolosa deriva quale è quella in cui oggi ci troviamo: Il primo articolo dall'espesso:
Leggo dall’Espresso (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Lantipolitica-sono-loro/1808267//1) uno splendido articolo che ci fa amaramente riflettere sulla situazione italiana: “L'antipolitica sono loro (di Leo Sisti) Dopo Mani pulite i partiti hanno pensato solo alla restaurazione. Mentre il sistema delle tangenti è andato avanti. Così alla fine è nato il grillismo. Parola di Davigo Colloquio con Piercamillo Davigo Dopo l'esplosione di Mani pulite l'attività di chi gestisce questo Paese è stata di rimettere il coperchio sulla pentola, non di far uscire il fango: un maldestro tentativo di restaurazione. Il 'grillismo' è nato da lì. Parla Piercamillo Davigo, uno dei pm di punta della Procura di Milano, protagonista di una stagione che nel '92 è stata il detonatore della più grave crisi politica dal dopoguerra. Ne ricorda i contorni in questa intervista a 'L'espresso' in occasione dell'uscita del suo libro, scritto con Grazia Mannozzi, 'La corruzione in Italia'. È anche per Davigo, da due anni giudice di Cassazione, l'occasione per discutere sul 'che fare' per stroncare il meccanismo perverso delle tangenti, tuttora imperante, ma anche su antipolitica, privilegi della casta, Beppe Grillo e ruolo dei media. Tracciando così un bilancio impietoso dell'Italia, che rischia di arrivare a un punto di rottura se non si pone rimedio alla piaga delle mazzette. Dai dati da lei tratti dal casellario giudiziale nell'arco di vent'anni, dal 1983 all 2002, risulta che il picco delle denunce viene raggiunto tra il '93 e il '94, per precipitare nel 2000 ai livelli registrati prima dell'arresto di Mario Chiesa. Che cosa significano queste cifre? Mani pulite è dunque uno spartiacque? "I numeri dimostrano in modo incontrovertibile che la corruzione esisteva ed era diffusa. Certo, se si guarda al 'prima' e al 'dopo' in base alle statistiche giudiziarie o dell'Istat, il nostro sembra un Paese onestissimo. Il che contrasta con gli indicatori elaborati da Transparency International, che nel 2006 colloca la 'virtuosa' Finlandia al primo posto in Europa e noi al penultimo, seguiti dalla Grecia. E pensare che proprio Mani pulite ha rivelato l'esistenza di intere aree dominate dalla corruzione. Nel momento in cui ci si preoccupa del declino italiano, compito di tutti, politici, intellettuali, giornalisti, imprenditori, dovrebbe essere quello di studiare metodi per contenere questo fenomeno. Invece negli ultimi 15 anni, l'unica iniziativa in questo senso è venuta da organismi internazionali che hanno costretto Roma a ratificare nuove convenzioni. In compenso molto è stato fatto per ostacolare processi e sventare il pericolo di condanne". Nel suo libro lei fa cenno a una 'cifra nera', cioè la 'massa dei fatti punibili, ma non scoperti'. In pratica la massa delle mazzette che non vengono individuate. La si può quantificare? "Impossibile, sarebbero stime aleatorie. Posso però dire che in certi tipi di reati la 'cifra nera' è pressoché inesistente. Prendiamo i furti d'auto. Tutti, quando li subiscono, sporgono denuncia. È ovvio, corrono dei rischi, hanno un interesse personale immediato. Che manca nella vittima di corruzione, crimine che colpisce la collettività. E poi si tratta di un delitto noto solo al corruttore e al corrotto. In genere, senza testimoni". Soluzioni per rendere più penetrabile la 'cifra nera'? "Negli Stati Uniti è permesso il cosiddetto 'entrapment', un'operazione sotto copertura che consente di incriminare pubblici ufficiali in odore di mazzette. È stata fatta anni fa in Arizona per incastrare una quindicina di deputati: avevano accettato del denaro per varare leggi che abolissero il divieto di gioco d'azzardo. Ma c'è stata una sorpresa: l'inchiesta ha prodotto un cambiamento di maggioranza nel Parlamento locale". Ma in Italia questo non è possibile... "No. Un poliziotto in funzione di 'agente provocatore' darebbe vita a un reato impossibile: perché non è un vero corruttore. Certo, se si volessero rendere possibili operazioni 'undercover', ci vorrebbero norme ad hoc e adeguate garanzie. Per non incorrere in abusi". Mani pulite, dicevate, ha evitato che la gente scendesse in piazza. "Ci hanno accusato di voler fare la rivoluzione. In realtà l'abbiamo impedita, Mani pulite è diventata una valvola di sfogo del malumore popolare. Nel '92 la situazione era drammatica: svalutazione della lira, pesantissima crisi finanziaria dello Stato, stipendio dei dipendenti pubblici a rischio". Però Mani pulite aveva creato aspettative di pulizia, di risanamento della società. Alcuni, delusi, sostengono che nulla è cambiato, Mani pulite non sarebbe servita a niente. Ed ecco Beppe Grillo e l'antipolitica che stanno creando nuovi scenari. "Tutto questo è conseguenza di un pessimo tentativo di restaurazione. Mani pulite ha invece svelato che cosa c'era dietro la coltre della politica: prove, tante prove, che si rubava. Confessioni, in massa, di persone che ricoprivano ruoli importanti nell'economia e nella politica. È vero, ci sono state anche delle assoluzioni, ma perlopiù solo perché erano state cambiate alcune leggi processuali. La politica è stata incapace di capire che il problema, vitale per la sua sopravvivenza, era quello di frenare la corruzione". Beppe Grillo ha puntato il dito, tra l'altro, contro deputati o senatori che, pur condannati con sentenze definitive, non lasciano il loro scranno. Qual è la sua opinione? "Non si tratta solo di questo. Ci sono anche uomini politici che sono stati assolti pur essendo rei confessi. È decente che siedano in Parlamento? Ancora. Due componenti della Commissione antimafia sono stati processati in Tribunale: uno è stato condannato, l'altro ha patteggiato. In loro difesa ho sentito pronunciare questa frase: 'I partiti scelgono chi gli pare'. Ma è mai possibile una simile presa di posizione? Ne va della credibilità dell'istituzione. Chi è onesto dovrebbe rifiutarsi di sedere vicino a condannati o a chi ha confessato reati". Secondo il programma dell'Unione alcune leggi 'berlusconiane' avrebbero dovuto essere cancellate, come ad esempio quella sul falso in bilancio, oggi reato sostanzialmente depenalizzato. Niente è stato fatto. Il malcontento generalizzato non può essere anche conseguenza di un simile comportamento? "Certamente non contribuisce a rendere affidabile la classe politica su alcuni comportamenti fondamentali. Capisco che il centrosinistra sia in difficoltà, ha una maggioranza risicata al Senato e se anche avesse voluto, forse non sarebbe riuscito nell'intento. Non sono in grado di esprimere giudizi di questo genere. Non mi occupo di politica. Sui princìpi, però, ne sono convinto, non si negozia. Mai". In questo periodo spesso è sotto tiro l'atteggiamento dei mass media verso la politica, inclusi anche i giornalisti che soprattutto in tv evitano domande scomode."Nessun giornalista contesta mai con dati di fatto quanto viene riferito dai politici. Non so se sia solo una questione di volontà. Credo sia anche una questione di capacità". Nel '92 Mani pulite è scoppiata, come s'è visto, perché i conti dello Stato erano drammatici. È stata inevitabile la rottura del sistema. E adesso? "Non credo avvenga subito, anche se ora non è in atto una recessione. Certo se ci dovesse essere una grave crisi economica, il sistema potrebbe rompersi. Un meccanismo di corruzione diffusa è incompatibile con uno stato moderno. Così non può durare". (04 ottobre 2007)
Il secondo da La repubblica: Leggo da Repubblica “IL COMMENTO:Il popolo che cerca il giudizio universale di EUGENIO SCALFARI” “DICONO che Prodi, a chi gli faceva osservare con disappunto che il consenso attorno al suo governo non dava alcun segno di ripresa nonostante il discreto andamento dell'economia e alcuni provvedimenti del governo senz'altro positivi, avrebbe risposto: "Non ti preoccupare. Già la Finanziaria del 2007 comincia ad esser giudicata in modo più favorevole dei mesi scorsi. Abbiamo ancora quattro anni di tempo. Alla fine della legislatura la maggioranza degli italiani darà un giudizio favorevole sul nostro operato". Può darsi che Prodi abbia ragione e che le cose andranno così. Come cittadino e anche come giornalista che ha sempre riconosciuto al presidente del Consiglio una tenacia a prova di bomba, me lo auguro. Però non sono d'accordo. Per due ragioni. La prima è che l'attuale consenso riscosso dal governo è tecnicamente troppo basso, come un aereo che è sceso talmente verso terra da correre ad ogni attimo il pericolo di avvitarsi su se stesso rendendo inutile e anzi impossibile ogni tentativo di recuperare la linea di volo. Ma la seconda ragione è ancora più decisiva della prima: cresce la quantità di cittadini che rifiutano in blocco questa classe politica. Che questo atteggiamento si possa definire antipolitico (come personalmente ritengo) oppure politico al massimo grado perché non è frutto di indifferenza ma di partecipazione attiva e combattiva (come sostengono rabbiosamente tutti quelli che hanno risposto all'appello del "Vaffa-day") è questione opinabile, ma non cambia la sostanza nelle cose. C'è un crescente rifiuto di "questa" politica di "questi" partiti, di "questi" uomini politici. Tutti, nessuno escluso. Loro e tutto il mondo che - secondo le persone che condividono quello stato d'animo - ruota intorno a loro. Rifiuto totale. Su tutti i piani e a tutti i livelli: le tasse, la sicurezza, la legalità, le disuguaglianze, la libertà. Pollice verso su tutto. Se ne devono andare. Dopo il mio articolo su Grillo ho ricevuto 57 lettere tutte dello stesso tenore. Alcune, non tutte ma parecchie, scagliano il loro "Vaffa" declinato nella versione completa contro di me e la riga sotto concludono con un "cordiali saluti" in omaggio alla buona educazione d'un tempo. Argomenti? Pochi. Uno in realtà ed è quello già citato: dovete andarvene, si deve ricominciare da zero, la nuova "agorà" sarà la rete, il metodo della democrazia rappresentativa non rappresenta nessuno, la forma non è sostanza ma pura e semplice ipocrisia, l'Italia non è quella che vedete dai vostri salotti ma quella di chi lavora e non guadagna abbastanza da poter campare. Insomma tutto il male da una parte e tutto il bene dall'altra, le menzogne da una parte e la verità dall'altra, l'illegalità di qua e la legalità - quella autentica - di là. Questo è il modo di pensare di molti ed è in crescita. Dubito molto che un taglio dell'Ici o dell'Ires o dell'Irpef possa modificare la situazione anche se bisogna continuare a lavorare come se si vivesse mille anni, guardando al domani e non solo all'oggi. Dubito che serva spiegare e spiegarsi. Quando il pollice della folla è rivolto all'ingiù ci vogliono colpi di scena per fargli cambiare posizione. Ci vogliono emozioni che capovolgano emozioni di segno opposto. Questa équipe politica tutto può fare salvo che suscitare emozioni in proprio favore. Per queste ragioni credo che sia molto difficile riportare l'aereo governativo a livello di crociera anche perché pochissimi del personale navigante mostrano di aver capito quello che sta accadendo. E' probabile che tra sei mesi o tra un anno la gente sia stufa di esibire il pollice verso. Questo genere di ventate passa presto ma dietro di sé lascia un terreno devastato. Il mitico Sessantotto insegna. Dopo arrivarono gli anni di piombo, l'indifferenza, il richiamo all'ordine. Una parte dei sessantottini di allora rientrò nel mondo della realtà concreta di tutti i giorni; altri finirono nella clandestinità, nel sangue e in galera; altri ancora fecero carriera nei percorsi che avevano vilipeso e desacralizzato. Di solito va così. Ma qui non siamo in una situazione che consenta lunghe attese. Il tempo passa presto, come dice la canzone. Il distacco tra la città della politica e i sentimenti delle persone è diventato difficile da colmare. Veltroni ci sta provando ma anche per lui le difficoltà aumentano. Dicevo che ci vorrebbe un colpo di scena, un segnale preciso che inverta il "trend". Per esempio il taglio del numero dei ministri e dei sottosegretari. Non annunciarlo ma farlo. La politica degli annunci è deleteria. L'operazione del taglio dei ministri è difficilissima, come voler prendere il miele da un alveare mentre le api sono tutte nelle loro cellette e non hanno alcuna intenzione di volar via. Ma, se fatta con saggia incisività, sarebbe un colpo di scena coi fiocchi. Scommetto che non si farà. Quand'anche il presidente del Consiglio si convincesse alla bontà dell'operazione, non avrebbe i poteri per imporla. Avrebbe bisogno che tutti i ministri e i partiti che sono dietro di loro fossero d'accordo; che ciascuno gli affidasse la sua lettera di dimissioni e si rimettesse alle sue decisioni. Ma saremmo nel mondo dei sogni e non ci siamo. * * * Il sondaggio fatto pochi giorni fa da Ilvo Diamanti dice che dei 300 mila cittadini che hanno firmato la proposta di legge Grillo il 58 per cento ha opinioni di sinistra e centrosinistra. Solo il 30 per cento si dichiara di centrodestra. Si sapeva che la sinistra è più sensibile della destra a queste sollecitazioni ma le percentuali sono assai eloquenti. Una sinistra militante ha dentro di sé il mito della politica, l'ideale della politica. Della politica "alta". Della politica nobile. Della politica delle mani pulite. Se la presa del potere si impelaga nel lavoro sporco la sinistra militante si sente tradita. La legalità è tradita. Gli ideali sono traditi. La rivoluzione è tradita. La palingenesi è tradita. Anche la destra estrema coltiva questo tipo di mitologia e il tradimento contro di essa: la guerra tradita, la vittoria tradita, la nazione tradita. La reazione a questi supposti tradimenti è il rifiuto di tutto l'esistente e la sua sostituzione con un nuovo esistente virtuale. Il riformismo non funziona in questo modo; si accontenta di un passo per volta. Purché non sia un passetto, ma un passo deciso. Uno per volta va bene, ma che incida e lasci una traccia. Se non è un passo ma solo un passetto anche il riformismo militante entra in crisi. I compromessi saltano, le ambizioni individuali prendono il sopravvento, la compattezza degli intenti si disgrega, lo specchio del bene comune si rompe. Solo il 30 per cento del centrodestra è sensibile agli appelli di Grillo, perché il centrodestra il suo Grillo ce l'ha già e se lo tiene ben stretto. Si chiama Silvio Berlusconi, che da 15 anni fa politica in nome dell'antipolitica, che guida il più grosso partito italiano in nome della lotta ai partiti, che di battute ce ne ha una più di Grillo. Le fa perfino su stesso e ci si ride addosso contagiando quel riso a tutti i suoi fedeli. Lui è ben contento che ci sia Grillo che il danno lo fa a sinistra. A lui, a Berlusconi, i "Vaffa" gli rimbalzano. Colpiscono i suoi nemici, non lui. La sinistra radicale forse non lo prevedeva, ma buona parte dei seguaci del "Vaffa" provengono proprio dalle sue fila. E perfino dalla Lega. Dai Ds. Da tutti quelli che si sentono traditi. Si sentono offesi. Si sentono feriti. Li volete riconquistare con le detrazioni fiscali? Col poliziotto di quartiere? Con la confisca dei patrimoni mafiosi? Con la lotta alla prostituzione stradale? Con il recupero dei parametri di Maastricht? Ma via! Vogliono ben altro. Vogliono un giudizio universale. Una purificazione collettiva. Il regno dei giusti dopo le devastazioni dell'apocalisse che punisca i corrotti e i malvagi. Attenzione: non è la rabbia degli esclusi e degli ultimi. Non è la protesta dei mendicanti di Brecht nell'"Opera da tre soldi". I protestatari non sono né esclusi né tantomeno ultimi. Ma non si sentono riconosciuti. Si sentono impoveriti nel portafoglio e negli ideali e questa è una miscela esplosiva. * * * Leggerete in queste stesse pagine gli esiti del sondaggio effettuato nei giorni scorsi sulle intenzioni di voto, confrontati con quelli del giugno scorso e con i dati delle elezioni 2006. Essi registrano una situazione drammatica per il centrosinistra rispetto ai risultati di un anno fa e un leggero recupero nel confronto col giugno scorso. Quanto al Partito democratico, migliora di un punto e mezzo rispetto a giugno ma non decolla. Non ancora. Spiccherà il volo dopo il 14 ottobre? Intanto si moltiplicano gli appuntamenti di piazza. Alleanza nazionale in ottobre, Pezzotta e il "Family Day", Grillo anche lui in ottobre (ma ieri sera ha già fatto il suo show alla "Festa dell'Unità" di Milano), Berlusconi il 2 dicembre e vuole portarci due milioni di persone. Senza contare il grande referendum dei lavoratori sul Welfare, decisivo anche ai fini della Finanziaria e della tenuta del governo. Se si votasse oggi, dice il sondaggio, il 65 per cento degli interpellati dà la vittoria al centrodestra, solo il 12 al centrosinistra. Si possono certo opporre a questo sondaggio altri con esiti alquanto diversi, ma la visione comune è quella di un paese agitato, percorso da emozioni e incertezze, speranze e paure. Domina - così mi sembra - un'attesa di palingenesi con sfumature vagamente messianiche. Quanto di peggio. (16 settembre 2007)” condivido pienamente i contenuti dell’articolo. Di una cosa non sono però convinto.Penso che Prodi dovrebbe trovare la forza e la capacità, che non credo gli manchi, di fare come appunto Scalfari dice qualcosa che ridia fiducia alla gente; che se poi non avesse davvero la forza per fare allora si faccia al più presto una legge elettorale e si torni a votare perché una democrazia ha bisogno anche di questo. Postilla:mentre elaboro in ritardo il mio articolo vedo il nostro presidente del consiglio parlare in televisione da Bruno Vespa. Sogno che annunci che nei prossimi mesi si andrà ad un ampio rimpasto e alla riduzione dei ministeri (e dei sottosegretari) e che poi il governo proporrà una legge che riduca in modo drastico la pensione dei parlamentari tra i 3000 e i 5000 euro (per i parlamentari ”più navigati”) e che nella prossima finanziaria ci sarà una norma che limiterà i proventi dei manager pubblici a 300000 euro l’anno e………poi ..spengo la tv perché mi accorgo che stavo dormendo. Infine un terzo articolo dal Corriere della sera: Bello articolo sul Corriere di Giovanni Sartori sul quale non si può che pienamente convenire. “La Seconda Repubblica e lo spontaneismo La terra trema sotto la casta di Giovanni Sartori ( dal Corriere della Sera http://www.corriere.it/) La terra trema ormai sotto i piedi della Casta. Per la prima volta il popolo bue la minaccia davvero. Finora i signori del potere se ne sono infischiati della rabbia crescente di un elettorato che si sente irretito nell’impotenza (a dispetto dei rombanti discorsi che lo proclamano, poverello, sempre più sovrano). Ma ecco che, inaspettatamente, Beppe Grillo entra nella tana del nemico e, alla festa dell’Unità di Milano, spara a mitraglia contro gli ottimati Ds. Fino a meno di un anno fa Grillo sarebbe stato subissato dai fischi; invece, è stato subissato da applausi. Un episodio che richiama alla mente la caduta della Bastiglia. Di per sé quell’evento della rivoluzione francese fu un nonnulla; ma ne divenne il simbolo. Forse sto forzando troppo i fatti. Forse. Vediamo perché. Intanto, e in premessa, cosa si deve intendere per «antipolitica »? La dizione è ambigua: sta per «uscire» dalla politica, estraniarsi; oppure per «entrare» a tutta forza nella politica per azzerarla (il caso di Grillo). Ciò premesso, le novità sono due. Primo, Grillo entra in politica avendo prima creato una infrastruttura tecnologica di supporto e di rilancio: Internet, blog, e un radicamento territoriale assicurato, ad oggi, dai 224 meet up (gruppi di incontro) che in un giorno raccolsero 300 mila sottoscrittori per una legge di iniziativa popolare. Ora, né la satira politica di altri bravissimi comici (Luttazzi, per esempio), né i girotondini hanno mai dispiegato un armamentario del genere. Dal che ricavo che misurare la forza di Grillo con riferimento ai suoi predecessori sarebbe una grave sottovalutazione. Secondo. Grillo ci sa fare. Non propone un nuovo partito (il 32˚, come ironizzano a torto gli altri 31), ma un movimento spontaneo che li spazzi tutti via. Inoltre ha messo subito il dito sul ventre sensibile della Casta: il controllo dei voti. Se vogliamo davvero sapere quale sia lo stato di putrefazione del Paese, la fonte non è Grillo ma il libro La Casta di Stella e Rizzo. Quel libro ha venduto un milione di copie—un record di successo mai visto — eppure non ha smosso nulla. Gli italiani dovrebbero esprimere la loro protesta «razionale» continuando a comprarlo. Ma anche così dubito che la Casta ascolterebbe. Perché Stella e Rizzo non controllano voti. Invece Grillo sì. Lo ha già dimostrato e si propone di rincarare la dose al più presto. Per le prossime elezioni amministrative Grillo sosterrà liste civiche spontanee «certificate » (da lui) che escludano iscritti ai partiti e personaggi penalmente sporchi. Ne potrebbe risultare uno tsunami. Anche perché il grillismo capitalizza, oggi, sulla retorica (ipocrita) di esaltazione dello «spontaneismo» dispensata da anni sia da Prodi come da Berlusconi. Hegel elogiava la guerra come un colpo di vento che spazza via i miasmi dalle paludi. Io non elogio la guerra, e nemmeno approvo le ricette politiche «al positivo» del grillismo (a cominciare dalla stupidata della ineleggibilità di tutti dopo due legislature; stupidata che l’oramai infallibile incompetenza del nostro presidente del Consiglio ha già approvato). Ciò fermamente fermato, confesso che una ventata — solo una ventata — che spazzi via i miasmi di questa imputridita palude che è ormai la Seconda Repubblica, darebbe sollievo anche a me. E certo questa ventata non verrà fermata dalla ormai logora retorica del gridare al qualunquismo, al fascismo, e simili. 19 settembre 2007”

11/08/11

Sul mio Blog

Da un pò di tempo non ho più scritto articoli sul mio Blog perchè ho preferito usare la mia pagina Facebook ( http://www.facebook.com/profile.php?id=100001986447016 ) per segnalare articoli che mi sembrano interessanti e mie brevi considerazioni. Forse dovrò tornare a scrivere qualche riflessione attenta sul Blog. Magari dopo le vacanza.

18/03/11

Una preghiera per il Giappone

Ho letto sul giornale on line "il Post" un breve articolo sul Giappone con allegato video musicale che mi è piaciuto. Per chi voglia può trovarlo all'indirizzo: http://www.ilpost.it/cesarepicco/2011/03/18/una-preghiera-per-il-giappone/
Forse la musica esprime più delle parole il dramma che quel Paese stà vivendo e la speranza che tutto possa ricominciare.

14/03/11

Ancora sulla riforma della Giustizia

Leggo sul blog "Domani (http://domani.arcoiris.tv/ogni-epoca-ha-la-riforma-che-si-merita-la-riforma-alfano-merita-berlusconi/) dalla sezione "La lettera" un ottimo articolo di un Magistrato in pensione Norberto Lenzi pacato nei toni e facilmente comprensibile anche per noi non addetti ai lavori.

Ogni epoca ha la riforma che si merita, la riforma Alfano merita Berlusconi

Non stiamo certo vivendo nell’epoca del Rinascimento, tanto meno in quella dell’Illuminismo, per cui, tenuto conto della opacità e della miseria dei tempi in cui viviamo, la cosiddetta riforma della giustizia può anche definirsi epocale.
La propaganda assume toni trionfalistici e di sfida quando afferma: provate a dimostrare che questa riforma, che è necessaria per tutti i cittadini, può spiegare i suoi effetti direttamente o indirettamente sui processi di Berlusconi. Qualcuno replicherà che si tratterebbe comunque di vendetta, non ancora annoverata tra le virtù teologali, ma non è questo il punto.
Berlusconi non si impegnerebbe in una battaglia così lunga e complicata, nonostante vi sarebbe tenuto come nipotino di Gelli, se non avesse in vista un tornaconto immediato che si riflette ancora, sempre e inesorabilmente sui suoi processi. Non occorre essere osservatori attenti e smaliziati della realtà politica italiana per intuire che lo scopo di Berlusconi con questa riforma (che inasprirà lo scontro politico, che vedrà sicuramente qualche reazione scomposta dei magistrati alla provocazione) è quello di creare un clima rovente nel quale, con la maestria mediatica di cui è capace e con i mezzi che possiede, i furibondi attacchi alla magistratura ignava, capace solo di guardare dal buco della serratura, renderanno agevole far passare con legge ordinaria la prescrizione breve e la devitalizzazione delle intercettazioni, rendendo vani i prevedibilmente flebili inviti del Capo dello Stato alla concordia. (È curioso che in questo mondo supertecnologico, nel quale i buchi delle serrature non esistono più, soltanto i PM siano rimasti così arretrati da cercarne cocciutamente uno).
Sui punti toccati dalla riforma c’è già stato animato dibattito in passato ogniqualvolta questa è stata tentata o prospettata. Sinteticamente si può dire che la separazione delle carriere dei magistrati non corrisponde alla antica tecnica del divide et impera, nella quale i divisi rimanevano sì più deboli ma sempre autonomi nei confronti del divisore, ma alla più avanzata tecnica del divide et ingloba, essendo piuttosto evidente che i PM verrebbero ricondotti in qualche modo nell’orbita dell’esecutivo (forse il male minore se si pensa cosa potrebbe combinare questa monade isolata priva di controllo e di cultura della giurisdizione).
Le spudoratezze maggiori vengono consumate ai danni del CSM, descritto come organo protettore di una casta di intoccabili. È inutile segnalare i numerosi provvedimenti punitivi dei magistrati e raffrontarli con quelli che riguardano altre categorie professionali, per non parlare dei politici che non hanno mai accolto nessuna richiesta di arresto di un membro del Parlamento.
Non serve osservare che più di un terzo dei suoi componenti è di nomina politica. Eppure sarei curioso di vedere le reazioni dell’Ordine dei commercialisti o dei Consigli Forensi se venisse loro imposta la presenza di due magistrati e di due consiglieri regionali con diritto di voto. Anche in quei consessi si discute di irregolarità e di comportamenti non virtuosi così come nel CSM, ma nessun estraneo ci può mettere il naso. Sarebbe interessante un sondaggio.
Togliere poi la polizia giudiziaria dalla dipendenza funzionale dei PM significa togliere a questi la iniziativa delle indagini e consentire loro di fare solo i processi conseguenti alle denunce di una polizia dipendente dall’esecutivo. Significa cioè rendere possibile il processo a un politico solo se si trovano poliziotti-kamikaze disposti a rovinarsi la carriera.
Quanto alla responsabilità civile dei magistrati, chiesta perché “sono gli unici che quando sbagliano non pagano”, nessuno si oppone a che venga punito chi si è sottratto ai suoi doveri di correttezza e di diligenza, ma non è accettabile che vengano sbattuti in prima pagina tre o quattro comportamenti scorretti riscontrati in 50 anni tre 10.000 magistrati. E’ troppo facile, se ne possono trovare decine, ma non si può per questo delegittimare l’intera categoria.
Nessuno ha chiesto agli avvocati conto dell’arresto di Previti e nessuno ha preso provvedimenti contro la clinica S. Rita di Milano per i delitti di alcuni medici.
Ora “la quasi totalità” dei magistrati che si comportano correttamente, come dice il PDL, può essere punita per le condotte di “qualche frangia eversiva”? Sembra di sì.

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